Anche durante i giorni del ponte di Ferragosto, la Squadra mobile di Campobasso ha continuato a lavorare sul caso della madre e della figlia rimaste avvelenate. Gli investigatori hanno portato avanti le attività investigative e hanno proseguito con gli interrogatori delle persone che potrebbero conoscere elementi utili per ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto.
Il lavoro degli inquirenti procede quindi attraverso l’ascolto di nuove persone informate sui fatti e l’analisi degli elementi già raccolti. L’obiettivo consiste nel mettere in ordine le informazioni disponibili, verificare eventuali collegamenti e chiarire ogni possibile circostanza ancora poco definita.
Il nodo delle dieci pen drive e del computer
Tra gli aspetti che attirano maggiormente l’attenzione degli investigatori emerge anche la questione relativa alle dieci pen drive e al computer di Gianni Di Vita. I dispositivi rappresentano un elemento importante delle verifiche investigative, soprattutto per la possibilità che al loro interno possano trovarsi informazioni utili alla ricostruzione della vicenda.
Secondo quanto emerge dalle attività investigative, gli inquirenti stanno valutando anche l’eventuale presenza di documenti riconducibili alle vittime. «Potrebbero esserci documenti scritti dalle vittime», è l’ipotesi che accompagna le verifiche sui supporti informatici e che potrebbe rendere particolarmente importante l’analisi del materiale disponibile.
Gli interrogatori delle persone informate sui fatti
Nel frattempo, gli investigatori continuano a sentire le persone informate sui fatti. Gli interrogatori possono contribuire a ricostruire la sequenza degli avvenimenti e a confrontare le diverse informazioni già raccolte dagli investigatori.
L’attività della Squadra mobile di Campobasso procede dunque su più fronti. Da una parte gli investigatori raccolgono nuove testimonianze, dall’altra concentrano l’attenzione sui dispositivi informatici e sul materiale che potrebbe contenere elementi utili all’inchiesta.
Le verifiche proseguono per ricostruire il caso
La vicenda resta quindi al centro di un’attività investigativa ancora in corso. Le dieci pen drive e il computer di Gianni Di Vita rappresentano uno dei nodi sui quali gli inquirenti stanno concentrando le proprie verifiche, mentre gli interrogatori permettono di acquisire ulteriori elementi e di confrontare le informazioni disponibili.
Gli investigatori proseguono così il lavoro anche nei giorni successivi al Ferragosto, senza interrompere le attività necessarie per fare chiarezza sul caso. Ogni elemento raccolto, dalle dichiarazioni delle persone ascoltate fino ai possibili documenti presenti nei dispositivi, potrà contribuire alla ricostruzione complessiva della vicenda.
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