giovedì 13 Agosto 2026
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Migranti, da Berlino ripartono i trasferimenti verso l’Italia

Roma resta impegnata nello scontro con la Spagna dopo la crisi di Ceuta e sulle modalità di gestione delle frontiere e dei rimpatri

Di Sharon Costa
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Il nuovo fronte con Berlino

Il dossier migratorio torna a mettere sotto pressione i rapporti tra l’Italia e alcuni dei principali europei. Dopo le forti tensioni con la Spagna legate alla crisi di Ceuta, nelle ultime ore il tema dei migranti ha aperto un ulteriore fronte con la . Berlino ha infatti deciso di riprendere con maggiore rigore i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo che, secondo le regole europee sulla competenza nell’esame delle domande, devono fare riferimento al Paese competente per la loro procedura. Secondo le informazioni diffuse in questi giorni, il primo trasferimento dalla Germania verso l’Italia dovrebbe avvenire il 19 agosto, segnando una nuova fase nei rapporti tra i due Paesi sulla gestione dei movimenti secondari dei richiedenti asilo.

La questione nasce dal funzionamento delle regole europee che disciplinano la responsabilità degli Stati nella gestione delle domande di protezione internazionale. Il quadro europeo sta attraversando una fase di transizione verso il nuovo sistema previsto dal Patto sulla migrazione e l’asilo, entrato nella fase operativa nel giugno 2026. Proprio questa transizione ha creato un terreno complesso per gli Stati membri, chiamati a coordinare procedure precedenti e nuove disposizioni. La Germania considera quindi nuovamente percorribile il trasferimento verso l’Italia di alcune persone che hanno attraversato il territorio italiano prima di raggiungere quello tedesco, mentre Roma sostiene una lettura diversa della situazione per quanto riguarda i casi precedenti all’entrata in vigore del nuovo sistema.

Roma contesta la lettura dei trasferimenti

Il governo italiano non considera automaticamente valide le richieste provenienti dagli altri Paesi europei. del Viminale hanno chiarito nei giorni scorsi che l’Italia considera superate le posizioni relative ai cosiddetti dublinanti arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data indicata come momento di entrata in vigore del nuovo quadro europeo. Secondo la posizione italiana, inoltre, occorre valutare concretamente ogni singolo caso e tenere conto anche del nuovo meccanismo europeo di gestione delle responsabilità.

Il tema dei trasferimenti si inserisce così in un confronto più ampio sul funzionamento della politica migratoria dell’. Roma chiede da tempo una maggiore condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri e punta soprattutto a rafforzare la collaborazione con i Paesi di origine e di transito, contrastare le organizzazioni che gestiscono le partenze e aumentare il numero dei rimpatri. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito in ambito europeo la necessità di intensificare la cooperazione con i Paesi terzi, compresi quelli disponibili a collaborare sui rimpatri.

Il confronto con Berlino presenta però caratteristiche diverse rispetto allo politico con Madrid. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene infatti una linea più istituzionale nei confronti della Germania e cerca di evitare che la questione migratoria produca una frattura politica più ampia all’interno dell’Unione europea. Il governo italiano, allo stesso tempo, deve difendere la propria interpretazione delle nuove regole europee e impedire che l’Italia diventi automaticamente il punto di ritorno per tutti i richiedenti asilo che hanno attraversato il territorio nazionale.

Lo scontro con la Spagna resta aperto

Il fronte tedesco arriva mentre i rapporti tra Roma e Madrid attraversano una fase particolarmente delicata. La crisi è esplosa dopo l’arrivo massiccio di migranti a Ceuta e dopo le decisioni italiane sui controlli alle . L’Italia ha introdotto controlli nei confronti dei viaggiatori provenienti dalla Spagna dopo la crisi migratoria, mentre il governo di Madrid ha successivamente annunciato controlli casuali sui voli e sui traghetti provenienti dall’Italia. Le autorità spagnole hanno indicato l’8 agosto come data di avvio delle verifiche e il 7 settembre come termine previsto della misura.

La risposta spagnola ha provocato una reazione molto dura da parte del governo italiano. Il vicepremier e ministro degli Antonio Tajani ha definito la decisione di Madrid “inaccettabile e incomprensibile”, mentre il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha adottato toni ancora più severi nei confronti del governo guidato da Pedro Sánchez. Salvini ha contestato in particolare la scelta spagnola di regolarizzare un numero molto elevato di migranti e ha sostenuto che una simile politica potrebbe produrre ulteriori movimenti all’interno dell’Unione europea.

Già a luglio Tajani aveva espresso forti perplessità sulla regolarizzazione dei migranti annunciata dalla Spagna, sostenendo che la libera circolazione all’interno dell’Unione potrebbe favorire successivi spostamenti verso altri Paesi europei, compresa l’Italia. Il ministro aveva comunque sottolineato che i rapporti istituzionali tra Roma e Madrid restano importanti e che la Spagna continua a rappresentare un Paese amico per l’Italia, nonostante le profonde differenze politiche sulla gestione dell’.

Meloni tra diplomazia europea e pressione interna

La posizione di Giorgia Meloni deve quindi muoversi lungo due direttrici differenti. Da una parte, Palazzo punta a mantenere un rapporto costruttivo con i principali governi europei e a portare il tema migratorio dentro una strategia comune dell’Unione. Dall’altra, la premier deve fare i conti con le posizioni più dure presenti nella maggioranza, soprattutto quelle della Lega guidata da Matteo Salvini, che continua a chiedere una politica più rigida sui confini, sui rimpatri e sulla responsabilità dei Paesi di primo ingresso.

La stessa maggioranza deve inoltre confrontarsi con una questione politica di fondo: il governo italiano vuole ottenere maggiore solidarietà europea senza accettare che l’Italia diventi il destinatario automatico dei trasferimenti provenienti dagli altri Stati membri. La Germania rappresenta in questo senso un interlocutore decisivo. Berlino, infatti, può applicare le regole europee sui trasferimenti mentre Roma sostiene la necessità di considerare il nuovo sistema nel suo complesso e di affrontare il problema attraverso una distribuzione più equilibrata delle responsabilità.

La partita non riguarda quindi soltanto i rapporti bilaterali tra Italia e Germania. Il vero terreno dello scontro resta l’Europa, chiamata a rendere operativo il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo e a trovare un equilibrio tra controllo delle frontiere, gestione delle domande di protezione internazionale, trasferimenti tra Stati membri e rimpatri. La crisi di Ceuta e la ripresa dei trasferimenti dalla Germania mostrano quanto rapidamente una questione nazionale possa trasformarsi in un problema europeo.

Per Meloni la sfida consiste ora nel mantenere il controllo politico della situazione senza aprire contemporaneamente troppi fronti con i partner europei. Con la Spagna lo scontro resta molto acceso e coinvolge anche il funzionamento dello Schengen. Con la Germania emerge invece un confronto più tecnico, ma potenzialmente molto concreto per l’Italia, perché riguarda direttamente l’arrivo di persone trasferite da un altro Stato membro. Il dossier migratorio si conferma così uno dei principali terreni di confronto politico dell’estate europea, con Roma chiamata a difendere le proprie posizioni mentre l’Unione cerca di rendere operativo il nuovo sistema comune.

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