Tutto sarebbe iniziato con una storia su Instagram. E, forse, un fraintendimento.
Gabriele Parpiglia è un nome noto nel mondo dello spettacolo: giornalista e autore televisivo, ha collaborato tra gli altri con Maria De Filippi e con Maurizio Costanzo, con Chi e con Verissimo. Guardando il Festival di Sanremo, ha notato una certa distanza tra il Sal Da Vinci che ha visto su quel palco e il Sal “meno patatone” che ricorda lui. Quel Sal amareggiato per aver ricevuto tanti no, per essere stato ignorato da radio e tv nonostante i 120 milioni di stream di Rossetto e caffè.
LA STORIA DI SAL DA VINCI
“Quando ho annunciato che avrei raccontato la storia di Sal Da Vinci, una persona vicina a me è stata chiamata e minacciata da una molto vicina a Sal. Perché evidentemente di storie parallele ce ne sono tante, oltre quella che volevo raccontare”, allude. E prosegue: “Poi questa persona ha chiamato anche me. Io la conosco perché, diciamo, il suo curriculum parla”. Con curriculum sembra sottintendere altro, ma a precisa domanda ribadisce: “Io ho detto curriculum”. E riprende: “Gli ho detto che alla prima parola l’avrei denunciato e l’ho subito bloccato”.
FATTI GRAVI
È per amicizia verso un’altra persona molto stimata e vicina a Sal Da Vinci che Parpiglia ha deciso di aspettare la fine della manifestazione per parlare.
La sua, ci tiene a sottolineare, è la seconda newsletter più letta d’Italia. “Ho evitato di raccontare tutto quello che era successo per non condizionare la finale del Festival. Stiamo parlando di fatti gravi. Di minacce che non ti vengono fatte a Eurodisney”.
L’ACCUSA DI IRRICONOSCENZA
Secondo Parpiglia, la storia di Sal è anche una storia di irriconoscenza. Soprattutto “nei confronti del maestro Vincenzo D’Agostino e del maestro Luca Barbato, gli autori di Rossetto e caffè. Luca Barbato è quello che ha scritto sul telefonino di Sal le parole di Rossetto e caffè. Non compare tra gli autori perché è stato tagliato e fatto fuori quando Sal ha assaporato il successo e ha deciso di goderselo da solo”, dice. E chiude: “Bisogna sempre diffidare da due tipi di persone: da chi piange senza lacrime, a secco, e da chi ti vuole vendere qualcosa. Quando faceva vedere l’anello, tutti hanno detto: che bello, un messaggio per la famiglia! Oggi invece scopri che era una mossa di marketing già progettata”.
L’ANELLO DI SAL DA VINCI
Parpiglia fa riferimento a una pagina Instagram nata dall’oggi al domani che vende anelli simili a quello sfoggiato da Sal Da Vinci sul palco di Sanremo. Un pezzo di bigiotteria in acciaio inox con inciso Per sempre sì, il titolo della canzone vincitrice del Festival. Almeno su questo, però, sembrerebbe che si sbagli: nonostante qualche furbacchione abbia usato la sua immagine e una voce simile alla sua, il cantante sarebbe del tutto estraneo all’operazione. Ma, sempre secondo Parpiglia, il condizionale è d’obbligo.
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