(Adnkronos) – “Noi abbiamo fatto uno sforzo enorme in questi anni che è quello di riorganizzare questa azzienda per cercare di proiettarla verso quella che è la grande sfida, cioè la sua trasformazione in una grande digital media company”. Così all’Adnkronos Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai, nel corso di AdnTalks.
Intervistato dal direttore Davide Desario, l’amministratore delegato ha parlato tra le altre cosa anche di Vigilanza, canone, utili Rai, Milo Infante e Medaiset.
Parlando della Rai, Rossi ha sottolineato: “L’abbiamo fatto attraverso operazioni di razionalizzazione ovviamente dei costi, e soprattutto con un piano industriale immobiliare che abbiamo avviato e che osservatori terzi hanno definito il piano immobiliare più ambizioso della storia della Rai”. “Tutto questo sta portando dei buoni risultati”, ha quindi osservato, citando “il bilancio in attivo con cui abbiamo chiuso l’anno”, con l’azienda che torna in utile dopo 8 anni. Con questi risultati “per la prima volta la Rai può dare un premio di risultato al 100% dei suoi dipendenti”.
La decisione di sospendere le repliche estive di ‘Report’ è conseguenza “da un lato dell’inchiesta giudiziaria, dall’altro anche della ferocia del dibattito mediatico che si sta alimentando e che sta un po’ lambendo anche il format stesso: l’impegno della Rai è stato quello di tutelarlo”, ha affermato Rossi aggiungendo: “Specifico che noi non abbiamo cancellato delle puntate nuove di Report, abbiamo cancellato delle repliche già replicate che sono tra l’altro visibili tranquillamente su Raiplay. È una forma di cautela che è stata adottata a tutela del brand che è fondamentale per l’azienda”.
“Da parte nostra l’assenza della commissione di Vigilanza è un tema legato non tanto al funzionamento dell’azienda, perché l’azienda ovviamente procede con le prerogative che sono proprie del consiglio d’amministrazione e dei vertici che sono operativi al 100%. C’è ovviamente un tema di ruolo politico, la commissione di Vigilanza ha anche il compito di vigilare appunto sul mantenimento del pluralismo dell’informazione, quindi è chiaro che questo elemento qui è un elemento che non disturba l’attività dell’azienda ma in qualche modo crea uno scenario non tranquillo”, sottolinea Rossi. Quanto alla “lettera del ministro Urso ha una sua totale legittimità. Lui è il garante del rispetto dei vincoli del contratto di servizio. E’ stata uno stimolo del ministro ai politici affinché venga ripristinata la Vigilanza”, ha detto ancora Rossi.
“Personalmente sono legato a Milo Infante da rapporti di stima e amicizia, e mi auguro per lui il massimo successo a Mediaset. Sono però rimasto spiacevolmente colpito dalla sua intervista nei confronti della Rai e dei colleghi. Quando ci si avvia da un’altra parte non si dovrebbe parlare male di una azienda che ti ha tutelato. A Milo Infante la Rai ha garantito protezione e tutela anche nei periodi in cui non era in auge. Il valore di questa azienda dovrebbe essere sempre riconosciuto”, ha affermato Rossi aggiungendo: “Esiste un mercato della tv molto vivo. Gli aspetti economici sono aspetti importanti, il mercato ha soggetti molto più ricchi della Rai ma ci sono anche elementi di prospettive. La Rai ha una quantità di talent e di professionisti, un patrimonio incredibile che ha anche un alto tasso di ricambio”. Sul nome della nuova trasmissione di Infante a Mediaset è arrivata una battuta: “Fa un po’ ridere che ‘Ore 14’ diventi ‘Ore 11’, ma fa parte delle sfide”.
Quella di Pier Silvio Berlusconi sull’anticipazione delle prime serate è “un’osservazione giusta: la partenza in ritardo delle prime serate ormai è una questione che contrassegna con grande problematicità la visione da parte del pubblico”, ha detto Rossi aggiungendo: “E’ chiaroche l’invito di Pier Silvio Berlusconi è un invito che noi raccogliamo, stiamo riflettendo su un’ulteriore anticipazione delle prime serate da parte della Rai. Però vorrei ricordare che Rai già anticipa le prime serate rispetto a Mediaset, nel senso che Rai sostanzialmente fa partire la prima serata intorno alle 21.40, Mediaset non prima delle 21.50, a volte addirittura alle 22. Quindi se Mediaset vuole, già potrebbe adesso adeguarsi agli orari della Rai partire prima”. La Rai sta comunque procedendo ad una riflessione, spiega Rossi, per un ulteriore anticipazione della prima serata: “Stiamo facendo delle valutazioni perché ovviamente ci sono delle valutazioni editoriali legate ai prodotti che devono essere inseriti, ma anche di tipo pubblicitario”.
“Quello di Cairo è un esempio un po’ poco calzante, perché quello che sfuggiva a Cairo è che in Spagna funziona che i broadcaster commerciali e le telecomunicazioni sono obbligati a versare una piccola percentuale dei loro ricavi pubblicitari al broadcaster pubblico”, ha affermato l’amministratore delegato della Rai commentando la proposta dell’editore di La7 Urbano Cairo, che ha suggerito per l’emittente La7 l’accesso a una quota del finanziamento statale, prendendo a modello il sistema spagnolo e francese, dove è stato abolito il prelievo diretto in bolletta (il canone) e i costi sono sostenuti interamente dallo Stato, pur continuando a raccogliere pubblicità. “Lui ha fatto un ragionamento che se loro sono disposti a fare lo possiamo anche affrontare, ma credo che sia improbabile”, ha aggiunto.
Parlamdo ancora del canone, Rossi ha detto: per la Rai “aumentano i vincoli e gli obblighi, ma le risorse rimangono sempre le stesse che con il tasso di inflazione ovviamente è come se diminuissero”. “Il tema fondamentale per noi che operiamo nel settore dei media, del settore della televisione, in quanto servizio pubblico, è innanzitutto il tema delle risorse, che è un argomento che viene trattato in tutta Europa, non solamente in Italia. Cioè la garanzia che la Rai, servizio pubblico, possa avere le risorse sufficienti, necessarie, a poter sviluppare quelle che sono le prerogative del contratto di servizio e il suo impegno a essere un soggetto attivo in un mercato che è un mercato oggi molto disintermediato dall’ingresso di player che sono player globali, le nuove piattaforme, e quindi è un mercato estremamente aggressivo. La Rai non è semplicemente un’azienda, la Rai è un hub industriale che tiene in piedi intere filiere dell’industria dell’audiovisivo italiano. E quindi tutelare la Rai significa tutelare un sistema industriale italiano molto importante”.
E invece, la Rai è tra i servizi pubblici europei quella che ha il canone più basso a fronte di una produzione maggiore: “Questa è un po’ una anomalia europea, nel senso che tra i grandi broadcaster in Europa la Rai è quella che ha le risorse pubbliche più basse in assoluto, anche rispetto per esempio alla televisione pubblica francese. Ma è quella che ha il maggior numero di canali televisivi e radiofonici e il maggior numero di ore di produzione, quindi la quantità di contenuti che la Rai produce è quasi il doppio di quella della Bbc, pur avendo appunto un canone che è meno della metà. Questo è un tema molto serio. Il tema delle risorse nel servizio pubblico è un elemento molto importante perché in questi anni i legislatori che si sono alternati a porre dei vincoli normativi sulla Rai. Ma il canone non è mai stato adeguato al tasso dell’inflazione. È fermo al 2015-2016. Questo crea un problema perché, nello stesso tempo, noi in quanto azienda pubblica ci leghiamo al codice degli appalti dove invece c’è l’obbligo di adeguamento dei costi, per esempio, delle forniture. Quindi amentano costi e vincoli ma le risorse rimangono sempre le stesse che con il tasso di inflazione ovviamente è come se diminuissero. Eppure sull’adeguamento del canone si basa anche la politica dei tetti pubblicitari imposti alla Rai”.
“La Rai non pone veti, è un’azienda che per sua definizione è libera, aperta, ovviamente anche ai ritorni, non solo agli acquisti ex novo. Amadeus è un grandissimo professionista che ovviamente è legato a un pezzo di storia della Rai, ma il tema non sono i talent, il tema sono i progetti editoriali”, ha sottolineato Rossi. “La Rai è aperta a idee editoriali che possono ovviamente coinvolgere tutti quanti i talent. Quindi da questo punto di vista non c’è una chiusura”, ha poi scandito l’ad Rai.
“Una fuga di personaggi dalla Rai? Non direi. Esiste un mercato della televisione molto vivo e quindi ci sono talent che se ne vanno da Rai e talent che arrivano alla Rai”, ha affermato Rossi aggiungendo: “La Rai, tra l’altro ,ha una quantità di talent unica in Italia, probabilmente in tutta l’Italia. I professionisti che lavorano per la Rai nel mondo dello spettacolo, nel giornalismo, nella divulgazione culturale, nell’intrattenimento, sono un patrimonio incredibile che ovviamente hanno anche un tasso di ricambio normale in un mercato come questo”. Per concludere sull’argomento: “È chiaro che gli aspetti economici sono aspetti preponderanti in questo mercato che comunque ha soggetti molto più ricchi della Rai sul mercato dell’Italia, ma ci sono anche elementi di prospettive e di cura editoriale che vanno insieme”.
“Chi condurrà ‘Chi l’ha visto?’ nella prossima stagione? Per ora è più facile sapere per ora se arriveranno gli Oasis”, è stata la risposta ironica. Poi ha aggiunto più serio: “Le strutture editoriali stanno valutando tutte le opzioni possibili. L’addio di Federica Sciarelli è un addio ovviamente doloroso. Un addio a ‘Chi l’ha visto?’, perché poi il nostro auspicio è la continuazione di un rapporto di collaborazione editoriale su altri progetti. Però è un addio doloroso perché il programma da 22 anni è fortemente contrassegnato dal volto di Federica Sciarelli. Il programma ha risultati notevoli ed è una trasmissione che svolge un ruolo vero di servizio pubblico. Quindi le direzioni editoriali credo stiano scegliendo con cura per arrivare al volto migliore”. La deadline? “La partenza del programma”.
“Se sono soddisfatto dell’ultima edizione del festival di Sanremo? Si può fare sempre meglio, soprattutto a Sanremo. Noi abbiamo ereditato una situazione che non era semplicissima, con l’addio di Amadeus. Carlo Conti è un grandissimo professionista e ha ottenuto dei risultati che sono stati non solo ottimi quest’anno, ma ha anche ottenuto il record lo scorso anno, il che ha proiettato ulteriormente Sanremo ad essere forse il più grande network televisivo a livello internazionale, forse il più grande in Europa. poi c’è stato il passaggio di consegne sul palco dell’Ariston tra Carlo Conti e Stefano De Martino, che è uno dei più giovani talenti artistici della storia di Sanremo. Ci aspettiamo da Stefano, che è una grande risorsa, che sarà un Sanremo straordinario anche il prossimo anno”, ha affermato ancora Rossi.
“A viale Mazzini c’era il problema dell’amianto, tutti lo sapevano da 25 anni. Doveva essere ristrutturato e quindi evacuato. Noi l’abbiamo fatto”, ha detto ancora l’ad Rai. “Chi ce l’ha fatto fare? Spesso ce lo chiediamo – ha aggiunto ironico – ma ce l’ha fatto fare il fatto che dovevamo mettere in piedi e realizzare questo piano immobiliare che è prioritario nella costruzione del futuro della Rai. È un piano immobiliare che prevede investimenti per mezzo miliardo di euro fino al 2032”.
Si è parlato molto della vendita di 13 immobili “ma in realtà è solo una parte del piano immobiliare: in realtà il centro del piano immobiliare è la ristrutturazione e la modernizzazione di tutti i cespiti”. “La Rai – ha spiegato Rossi – ha circa 750.000 metri quadrati di immobili su tutto il territorio nazionale con un’età media di 40 anni. Molti di questi non sono più cespiti produttivi. Il lavoro che stiamo facendo è quello di rimodernizzare tutto questo. Mazzini è un caso perché appunto si sapeva da 25 anni che doveva essere ristrutturato. Ma ad esempio la costruzione del nuovo centro di produzione a Milano, abbiamo posato la prima pietra, sarà uno degli hub produttivi più importanti a livello europeo e sarà una delle chiavi di volta del futuro tecnologico dell’azienda stessa. Nei prossimi mesi inaugureremo 2 nuovi studi televisivi a Saxa Rubra, per quasi 2000 metri quadrati, che saranno di altissima tecnologia”.
“Era dagli anni ’90 che la Rai non costruiva ex novo studi televisivi. Molti degli spettacoli del prime time verranno spostati a Saxus. Insomma, stiamo trasformando la televisione”, ha sottolineato.
Rossi ha parlato anche di Italiana, “il grande canale del racconto del territorio nazionale, delle, indentità italiane, delle sue peculiraità. Come si doveva chiamare se non Italiana?”, ha detto sulle polemiche scatenatesi in merito al nome del nuovo canale della Rai presentato ai palinsesti ad Ancona. Il nuovo canale “prende il nome da una antica rivista storica della Rai che in formato cartaceo aveva questo progetto del racconto del territorio”, spiega l’ad Rai. “La Rai è il broadcast che ha più contenuti della storia, dell’identità, della memoria”, ha scandito Rossi, che annuncia che il nuovo canale “diventerà un hub crossmediale”.
“Beh, a tutti piacerebbe continuare un’avventura in Rai perché la Rai è veramente una delle aziende più belle in assoluto, più difficili, più complicate, morbosamente attenzionate dall’opinione pubblica, ma è una delle aziende dove vivono le migliori professionalità nel campo ovviamente televisivo e dell’audiovisivo, e il lavoro che abbiamo fatto in questi anni è un lavoro grandioso”, ha detto infine Rossi. “Comunque sia, chi ci sarà dopo prenderà in mano una Rai che sicuramente è strutturata e più solida rispetto a quella degli anni precedenti, e questo comunque è un valore che potrebbe essere riconosciuto”, ha concluso.
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