L’8 agosto 2025 è entrato in vigore l’European Media Freedom Act, il regolamento europeo che introduce vincoli stringenti a garanzia dell’indipendenza dei media pubblici. A differenza delle direttive, un regolamento non richiede una normativa di recepimento: è già direttamente applicabile. Eppure l’Italia non si è ancora adeguata: anche per questo, mentre il governo tratta e cerca di guadagnare tempo con Bruxelles, negli uffici e nei corridoi della Rai ci sarebbe grande fermento, spero negli uffici di chi vuole consolidare gli attuali equilibri e fortificare il proprio feudo prima che la nuova normativa rimescoli le carte.
Il rischio d’infrazione
L’EMFA impone criteri precisi: nomine trasparenti e motivate, finanziamenti stabili e pluralismo effettivo. Soprattutto garantisce a cittadini, associazioni e professionisti del settore il diritto di segnalare eventuali violazioni alla Commissione europea. Uno strumento di pressione democratica che, in caso di mancato intervento dello Stato di fronte a una violazione del regolamento, può portare all’apertura di una procedura d’infrazione. Il precedente è quello dell’Ungheria di Viktor Orbán, già sanzionata da Bruxelles per via del forte controllo dell’esecutivo sulla tv pubblica.
