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sabato 18 Aprile, 2026
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Il cavallo di Viale Mazzini. ANSA_Ettore Ferrari

Cambiare tutto perché non cambi nulla: la Rai si prepara alla riforma

L'European Media Freedom Act impone la revisione di governance e finanziamenti della tv pubblica. L'Italia rischia la procedura d'infrazione, ma la preoccupazione è quella di blindare gli attuali equilibri

Da Sergio Di Laccio
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L’8 agosto 2025 è entrato in vigore l’European Media Freedom Act, il regolamento europeo che introduce vincoli stringenti a garanzia dell’indipendenza dei media pubblici. A differenza delle direttive, un regolamento non richiede una normativa di recepimento: è già direttamente applicabile. Eppure l’Italia non si è ancora adeguata: anche per questo, mentre il governo tratta e cerca di guadagnare tempo con Bruxelles, negli uffici e nei corridoi della Rai ci sarebbe grande fermento, spero negli uffici di chi vuole consolidare gli attuali equilibri e fortificare il proprio feudo prima che la nuova normativa rimescoli le carte.

Il rischio d’infrazione

L’EMFA impone criteri precisi: nomine trasparenti e motivate, finanziamenti stabili e pluralismo effettivo. Soprattutto garantisce a cittadini, associazioni e professionisti del settore il diritto di segnalare eventuali violazioni alla Commissione europea. Uno strumento di pressione democratica che, in caso di mancato intervento dello Stato di fronte a una violazione del regolamento, può portare all’apertura di una procedura d’infrazione. Il precedente è quello dell’Ungheria di Viktor Orbán, già sanzionata da Bruxelles per via del forte controllo dell’esecutivo sulla tv pubblica.

La legge Renzi

Il modello italiano resta ancorato all’impianto della cosiddetta “legge Renzi” del 2015. Nata con l’obiettivo dichiarato di rendere la Rai più moderna e autonoma, la riforma ha in realtà spostato il baricentro del potere verso l’esecutivo. Il Consiglio di amministrazione è stato ridotto e, soprattutto, è stato rafforzato il ruolo dell’amministratore delegato, nominato di fatto dal governo e dotato di ampi poteri gestionali e strategici. Il risultato è un sistema in cui la televisione pubblica viene messa a disposizione della maggioranza di turno, in evidente tensione con i criteri di indipendenza e trasparenza richiesti dal regolamento europeo.

La corsa alla lottizzazione

In questo contesto si inserisce quanto racconta Luigi Bisignani su Il Tempo: una fase di intensa lottizzazione volta a consolidare gli equilibri attuali prima che l’EMFA entri pienamente a regime. Secondo la sua ricostruzione, ai vertici della Rai si starebbe cercando di blindare palinsesti e incarichi, così da mettere al riparo programmi e figure chiave da eventuali interventi esterni.
Tra i protagonisti di questa fase ci sarebbe l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, impegnato a rafforzare il proprio perimetro di influenza: dalla definizione anticipata dei palinsesti alla ricerca di nuovi assetti editoriali, fino a operazioni come il possibile ritorno di Nicola Porro in prime time.
Cambiare tutto perché non cambi nulla: una strategia che in Italia ha una lunghissima tradizione.

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