venerdì 30 Ottobre 2026

Roman Polanski, il ricordo della Shoah e il silenzio di un padre: in libreria ‘Non correte! Andate piano!’

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – L’infanzia nel ghetto di Cracovia, la fuga dalla deportazione, la separazione dal padre e il lungo silenzio sui traumi della . È il filo della memoria che attraversa “Non correte! Andate piano!” (192 pagine, 19 euro), il libro del Roman Polanski in uscita il 3 novembre per Adelphi, nella collana «La collana dei casi», insieme a “Lettere a mio ” di Ryszard Polanski. Il volume, tradotto da Lorenza Di Lella, è stato pubblicato in Francia nel 2025: riunisce i ricordi del regista e due lettere scritte dal padre, sopravvissuto di concentramento di Płaszów e Mauthausen e morto nel 1984. Al del racconto c’è l’esperienza di Roman Polanski durante l’ nazista. A nove anni, il futuro regista assistette alla deportazione del padre, che gli intimò di mettersi in salvo. Rimasto solo nelle strade del ghetto di Cracovia, riuscì a sfuggire alla cattura grazie all’intervento di un giovane polacco, del quale non ha mai saputo ricostruire il destino. «Se c’è qualcuno che mi ha realmente salvato la , è senz’altro quel ragazzo», ricorda Polanski, esprimendo il desiderio di conoscere la del suo soccorritore e di sapere se sia ancora vivo. 

La sua sopravvivenza fu segnata da continui spostamenti, tra diverse, città e campagna. Il padre, Ryszard, affrontò invece la deportazione e la prigionia nei campi nazisti. Per anni, tuttavia, i due non parlarono apertamente di quanto avevano vissuto. «Non avevamo nessuna voglia di parlarne. C’erano cose ben più interessanti e importanti: la vita e il futuro», racconta il regista. Il passato riemerse in seguito, anche in relazione alla realizzazione di Il pianista, il film con cui Polanski tornò sulla tragedia della persecuzione nazista e sulla distruzione della comunità ebraica polacca. Nel frattempo, il padre aveva affidato la propria esperienza a due lettere indirizzate al figlio, che per lungo tempo non ne aveva recuperato pienamente il significato. 

Giunto all’età di 92 anni, il regista ha deciso di ripercorrere ancora una volta i propri ricordi e di pubblicarli insieme alle lettere paterne. Ne nasce un’opera costruita sul confronto tra due testimonianze: da una parte la narrazione di Roman, legata alla memoria dell’infanzia e alla voce del racconto orale; dall’altra quella di Ryszard, che ricostruisce la propria esperienza con uno stile asciutto, incisivo e attraversato da un’ironia amara. È proprio il contrasto tra le due voci a caratterizzare il libro. Il padre racconta la propria traversata dell’inferno concentrazionario senza indulgere nell’autocommiserazione, mantenendo una distanza che talvolta rende ancora più drammatica la testimonianza. L’ironia diventa così uno strumento per affrontare l’orrore, mentre la scrittura restituisce alla memoria privata una dimensione storica e collettiva. (di Paolo Martini) 

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