Il Segretario della Nato, Mark Rutte, ha confessato in un’intervista a Fox News che l’Italia e altri Paesi europei avrebbero sostenuto gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran, permettendo agli aerei statunitensi di utilizzare le loro basi militari presenti sul territorio. “Per esempio, 500 aerei sono decollati dalle basi americane in Italia per sostenere l’operazione EpicFury”, ha dichiarato il volto dell’Alleanza Atlantica, mandando in tilt il governo Meloni.
L’opposizione è insorta chiedendo un’informativa in Parlamento, mentre gli esponenti del governo sono corsi ai ripari, sostenendo che le parole del Segretario non corrispondessero al vero né per l’entità dei voli partiti dalle basi italiane né per il loro numero. Per mesi la Presidente del Consiglio e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, hanno negato di aver collaborato con Washington contro l’Iran. La vicenda, però, alimenta i dubbi sulle dichiarazioni del governo.
Tutti gli aerei Usa decollati o atterrati nelle basi italiane
Il Fatto Quotidiano, nei primi mesi della guerra, aveva riferito di particolari movimenti relativi alle basi militari Usa presenti in Italia. Utilizzando le piattaforme commerciali pubbliche, la testata aveva scoperto una crescita del numero di voli cargo C-130T Hercules dalla base di Sigonella verso Souda Bay, la base cruciale per le operazioni degli Usa nel Mediterraneo Orientale.
Sono stati individuati anche cinque voli del Lockheed C-5M Super Galaxy, il più grande aereo della US Air Force per il trasporto di mezzi ed equipaggiamento, una settimana prima dell’attacco all’Iran e fino al 3 marzo scorso. Infine, sono stati individuati almeno 23 voli militari cargo dalla base di Aviano verso la base inglese di Fairford dal 27 marzo al 13 aprile.
Un analista militare che è voluto rimanere anonimo aveva spiegato alla testata che questi movimenti potevano indicare un ammassamento di forze di qualche tipo e l’accumulo di equipaggiamento in un luogo prima del suo uso. Il governo non ha mai commentato questi dati, continuando a sostenere che si trattasse di operazioni di logistica.
Il caso Sigonella
C’è da ricordare come lo scorso 31 marzo si sia rischiato un incidente diplomatico con gli Stati Uniti per il divieto dell’uso della base di Sigonella, in Sicilia, ai bombardieri americani impegnati nella guerra contro Teheran. Lo stesso presidente Usa, Donald Trump, ha accusato Roma e il resto delle cancellerie europee di averlo abbandonato in questo conflitto, omettendo come in Europa nessuno abbia mai ritenuto necessario bombardare l’Iran. Dichiarazioni che entrano in contraddizione con quanto riferito da Rutte.
Le parole del Segretario Nato potrebbero far riferimento alle operazioni di logistica riferite dal governo italiano, ma sembra che neanche i numeri da lui citati corrispondano al vero. Giorgia Meloni avrebbe infatti invitato il Segretario della Nato a ritrattare la sua dichiarazione e a correggersi, ben consapevole delle pressioni dell’opposizione per avere risposte su questo dossier.
Conte: “Sono crollate le favolette del governo”
“O Rutte è un bugiardo o Giorgia Meloni ha mentito al Parlamento e al Paese”, hanno commentato i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd Chiara Braga e Francesco Boccia, insieme al capo delegazione dem a Bruxelles, Nicola Zingaretti. “Crollano le favolette del governo e dei suoi trombettieri su questo dossier”, ha continuato il presidente del M5S, Giuseppe Conte, seguito dal leader di Avs, Angelo Bonelli, che ha chiesto al governo di riferire in Parlamento.
L’idea di fondo è che Rutte si sia espresso in questi termini per accontentare il presidente Usa, in vista dell’incontro che avranno nei prossimi giorni. Le sue parole, però, hanno creato un caso politico non ignorabile nel nostro Paese, che mette a serio rischio la stabilità dell’esecutivo Meloni.
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