I salari reali degli italiani, considerando l’inflazione, non crescono ma rimangono al di sotto del valore registrato nel 2019. Questo è il dato dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) relativo al 2025. L’Italia si attesta così un primato negativo che la colloca nelle ultime posizioni fra i Paesi dell’Ocse, per l’erosione del potere d’acquisto.
In base ai dati della survey economica dell’Ocse, in Italia a farne le spese sarebbero soprattutto i giovani, “colpiti particolarmente duro dalla stagnazione dei salari reali, che in media sono rimasti, nel 2025, al di sotto dei livelli del 1990”.
Un futuro incerto
Il futuro risulta incerto: “Le prospettive di crescita futura dei salari sono in chiaroscuro, con una crescita degli occupati che si sta raffreddando e i contratti collettivi in via di rinnovo che coprono una quota modesta dei lavoratori”.
I dati pubblicati dall’Ocse, dunque, smantellano la narrazione dei record sbandierata dalla Presidente dl Consiglio Giorgia Meloni, che si è vantata di aver raggiunto il numero più alto di occupati grazie alle politiche di Governo. Peccato che i posti di lavoro creati abbiano mantenuto molti italiani in condizioni di povertà. L’esecutivo guidato da Meloni, infatti, non ha introdotto politiche economiche e industriali efficaci, in grado di far crescere gli stipendi.
Il 15% dei giovani tra i 20 e i 25 anni non studia e non lavora
ll capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, ha infatti spiegato che i salari in Italia sono rimasti al palo per un periodo molto lungo perchè “la produttività del lavoro purtroppo in Italia non è cresciuta, è cresciuta molto poco”.
Passando agli aspetti positivi, che costituiscono una magra consolazione, l’Italia avrebbe comunque ridotto il numero di giovani completamente inoccupati perchè, come evidenziato da Scarpetta: “Siamo passati da quasi un 27% a una cifra che è intorno al 15,4%.”
Italia peggiore solo alla Grecia nell’occupazione giovanile
L’Italia è peggiore solo alla Grecia per quanto riguarda il tasso di occupazione della fascia tra i 20 e i 24 anni e anche i finanziamenti per la formazioni dei giovani risultano fra i più risicati. Il capo economista dell’Ocse, ha osservato che per la situazione italiana “aiuterebbe dare più risorse alle università pubbliche e rafforzare gli incentivi affinché queste assicurino che i laureati siano pronti per il mercato del lavoro”.
Il mercato del lavoro italiano, dunque, resta in stagnazione sin dal periodo pre-Covid, continuando a frenare la crescita economica e privando le generazioni più giovani del loro futuro.
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