lunedì 15 Giugno 2026

La “generazione Gaza” fa vincere il No al Referendum

Studenti e under 30 trainano l’affluenza: sono gli stessi che hanno riempito le piazze per la Palestina

Da Redazione
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Il dato più forte del referendum sulla arriva dai giovani che sono andati alle . Sono loro ad aver spinto il , trasformando una consultazione tecnica in un contro la maggioranza di centrodestra. La partecipazione ha toccato il 58,9%, segno di un’attenzione alta verso una riforma che molti elettori hanno letto come un giudizio sull’azione del governo. A sorprendere è stata la presenza della generazione Z, quella tra i 18 e i 28 anni. Due su tre sono andati a votare: il 67% di partecipazione, con il 58,5% schierato per il No. Un risultato netto, che conferma come i più giovani non siano affatto disinteressati alla . Al contrario, quando sentono in gioco valori e , si mobilitano e votano.

È la stessa generazione scesa in piazza in modo massiccio lo scorso autunno a sostegno della Palestina e delle popolazioni di Gaza martoriate da Israele e la stessa che manifesta contro il surriscaldamento globale. Ragazze e ragazzi cresciuti tra e conflitti, che guarda al mondo con uno sguardo critico verso le istituzioni e verso chi governa. Il referendum ha offerto loro un terreno concreto per esprimere contro un’intera classe dirigente.

Il voto mostra anche un altro elemento chiaro: il No prevale tra i più istruiti e tra chi ha un livello economico medio o alto, mentre il Sì trova spazio tra le fasce sociali più fragili e tra le casalinghe. Gli operai, invece, si dividono quasi a metà.

C’è poi il dato sull’astensione. La generazione più distante dalle urne non è quella dei giovanissimi, ma quella tra i 29 e i 44 anni, con un tasso vicino al 47,5%. È la fascia che lavora, costruisce una famiglia e fatica a trovare tempo e fiducia nella politica. Il messaggio che esce dal referendum è semplice: i giovani contano, e quando votano possono cambiare l’esito di una consultazione. La “generazione Gaza”, quella che e prende posizione, ha dimostrato di saper trasformare la mobilitazione in voto.

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