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sabato 18 Aprile, 2026
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Forza Italia esce a pezzi dal Referendum

Il partito fondato da Silvio Berlusconi perde una delle sue riforme-bandiera. La figlia del Cavaliere chiede uno "svecchiamento" dei vertici

Da Laura Laurenzi
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Il “No” al Referendum della Giustizia ha vinto anche ad Arcore. Un colpo difficile da digerire per Forza Italia, partito fondato da Silvio Berlusconi e primo sostenitore della riforma per la separazione delle carriere dei magistrati. Qualcosa in questi mesi è andato storto, tanto che un elettore su cinque di FI ha deciso di non sostenere la riforma.

La dedica di Marina Berlusconi a suo padre è finita nel cestino, accartocciata come il sogno di buona parte dei forzisti di poter incassare una vittoria non indifferente in vista delle Politiche. La presidente di Mondadori ha dovuto ripiegare su una telefonata di delusione con Giorgia Meloni e due di raccordo con Antonio Tajani, Presidente del partito.

Forza Italia cerca i colpevoli della disfatta

Ciò che conta adesso è lasciarsi alle spalle la sconfitta e utilizzarne gli insegnamenti per prepararsi alle prossime elezioni. Sembra che il ruolo di Tajani non sia in pericolo, ma i Berlusconi continuano a spingere per un cambio dei vertici di partito. Vanno “svecchiati” al fine di attirare il voto delle nuove generazioni, le stesse che sono risultate fondamentali per la vittoria del “No”.

La tentazione è quella di anticipare i congressi regionali, che dovrebbero partire ad aprile, nel tentativo di dare uno scossone al partito. Intanto, inizia anche la caccia al colpevole della disfatta al Referendum. Sorvegliati speciali il governatore della Sicilia, Roberto Schifani, quello del Piemonte, Alberto Cirio, e quella della Calabria, Roberto Occhiuto. Si tratta delle Regioni in cui il “No” ha ottenuto consensi piuttosto alti.

I ruoli di Delmastro e Bartolozzi

Forza Italia è uscita a pezzi dal Referendum e ora si cerca di correre ai ripari. Tra gli azzurri non manca qualche polemica nei confronti degli alleati, in particolare per gli scandali legati a Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e alla Capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. I rapporti del primo con Mauro Caroccia e la sparata della seconda sulla riforma “per liberarsi dei magistrati” potrebbero aver indebolito il fronte del Sì fino alla sconfitta.

A mettere il dito nella piaga è anche Francesca Pascale, che è stata compagna di Silvio Berlusconi per 10 anni: “C’è una comunità che non si sente rappresentata. Non voglio puntare il dito contro gli altri, ma purtroppo i partiti sono chiusi e mi dispiace che FI continui a essere un partito chiuso. Molti ci provano a immaginare un aspetto più progressista, però si fa fatica”.

Leggi anche: Al Referendum trionfa il “No” con il 53,6%: sconfitta la riforma di Meloni

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