domenica 27 Settembre 2026
Meloni

Scontro sui conti pubblici. Istat replica a Meloni: “Siamo autonomi e indipendenti”

La premier aveva alluso a dati "rivisti male" in relazione al verdetto Eurostat sul deficit. La risposta dell'istituto di statistica durante l'audizione sul Documento di finanza pubblica

Di Maria Vittoria Ciocci
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Oggi, durante l’audizione sul Documento di pubblica, il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha risposto all’attacco della premier Giorgia Meloni. Alla leader di Fratelli d’Italia, infatti, i dati Eurostat sul tra deficit e Pil proprio non vanno giù. L’Italia rimane nella procedura Ue per i disavanzi eccessivi, con il 3,1%. Quindi sopra la soglia imposta dalla Commissione, che si attesta al 3%. E per giustificare il risultato, la presidente del Consiglio – oltre a puntare nuovamente il dito sul – ha alluso a un’analisi sbagliata dei conti da parte dell’istituto di statistica. “Sarebbero stati sufficienti appena 20 di Pil in più ai 2.258 al momento stimati”, la premessa che segue l’affondo, “il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo”.

E così in mattinata, Chelli ha spiegato che la verifica sui conti di finanza pubblica avviene con cadenza semestrale e sotto “il coordinamento tecnico dell’Eurostat”. Dunque l’Istat, che mantiene un ruolo “autonomo e indipendente”, esegue un di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte – come, ad esempio, la Banca d’Italia e il dell’Economia e delle Finanze – garantendo “coerenza tra le varie fonti informative”. Una risposta puramente tecnica, che tuttavia è volta a dissociarsi dall’attacco velato della premier. Tanto che a intervenire è anche Stefano Menghinello, direttore del Dipartimento per la produzione dei dati economici, che sottolinea come ogni valutazione vada fatta secondo le regole europee.

Non è più solo nazionale, chiarisce, ma “congiunta” con Eurostat. Il nodo, secondo Menghinello, non è solo evitare di ridimensionare l’autorevolezza dei dati Istat, ma anche di manifestare pubblicamente un giudizio negativo sull’affidabilità di Bruxelles. Riferendosi, come ha Meloni, a presunte “riserve sui conti”. Più schiacciante è infine la precisazione sulla soglia del 3%. Il direttore della Contabilità nazionale, Savio, ha spiegato che – peraltro – il che ha impantanato il Paese nella procedura Ue non è solo dello 0,1%. La Commissione Ue, infatti, considera superato il valore di rischio se il rapporto deficit/Pil oscilla tra il 2,94 e il 2,99. E solo a quel punto prevede l’esclusione dalla procedura.

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