La leadership iraniana ha esaminato a lungo la proposta Usa relativa alla cessazione delle ostilità. Oggi ha inviato formalmente la sua risposta ai mediatori pakistani. Il testo gira intorno a un solo obiettivo: arrivare alla pace. La notizia è stata confermata dall’agenzia iraniana Irna, che ha sottolineato come questo sia uno dei momenti più fragili e delicati dagli ultimi colloqui. La data per il secondo round di negoziati a Islamabad non è stata fissata, ma l’apertura della Repubblica Islamica alimenta la speranza in quello che sembrava un conflitto senza fine.
Entrambe le parti, infatti, hanno indicato le rispettive linee rosse. Troppi i punti sui quali le delegazioni si sono trovate in disaccordo: dal nodo del nucleare iraniano, alla gestione dello Stretto di Hormuz, fino ad arrivare alla questione del dietrofront o meno sulle sanzioni contro Teheran. Alla luce delle “posizioni massimaliste” delle parti in conflitto, la proposta avanzata sul tavolo delle trattative dai vertici iraniani si concentra, questa volta, solo sulla de-escalation. Dopo la revisione del ministero degli Esteri guidato da Abbas Araghchi, quest’ultimo ha trasmesso le proprie “considerazioni finali” a Islamabad.
Il Pakistan si conferma così il punto nevralgico e di congiunzione tra la diplomazia americana e mediorientale, capace di ottenere uno stop temporaneo – anche se piuttosto fragile – delle aggressioni lo scorso 8 aprile. Un primo tentativo che, dopotutto, si è tradotto in un accordo di tregua di 40 giorni. Gli ultimi negoziati di Islamabad sembrava avessero sancito un immobilismo difficile da smuovere, causato dall’intenzione dei rappresentanti di rimanere impantanati nelle proprie convinzioni. Ma la volontà di Teheran di concentrarsi, per ora, solo sulla cessazione delle ostilità apre uno spiraglio alla fine della guerra.
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