Non si arresta la spirale dei rincari sulla rete distributiva nazionale. Gli ultimi rilievi forniti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy certificano una crescita costante dei costi alla pompa: il prezzo medio del gasolio in modalità self-service raggiunge i 2,266 euro al litro sulla viabilità ordinaria, mentre la benzina si attesta a 2,143 euro. La situazione assume contorni drammatici lungo le arterie autostradali, dove il diesel tocca il picco di 2,346 euro al litro e la “verde” schizza a 2,236 euro. Cifre che pesano come un macigno sulle tasche di famiglie e imprese di autotrasporto.
Il governo taglia gli sconti e la maggioranza si paralizza
A fronte di questa impennata, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha scelto di invertire la rotta sugli aiuti. Le misure di supporto generalizzate vengono progressivamente smantellate: la riduzione delle accise sul gasolio scenderà a 12,2 centesimi la prossima settimana, per poi essere dimezzata ad ottobre ed estinguersi del tutto. Contestualmente, gli annunciati “interventi mirati” per le fasce deboli restano bloccati dal braccio di ferro interno alla coalizione di centrodestra: la Lega chiede di includere le partite Iva, Forza Italia spinge per i pensionati, mentre Fratelli d’Italia frena.
L’Istat certifica l’inflazione, l’ira dei consumatori
Lo stop ai tagli fiscali coincide con i dati Istat che mostrano l’inflazione in rialzo al 3,3%, spinta proprio dalle fatture energetiche. Nonostante le critiche, la premier ha difeso la linea, spiegando che insistere su sussidi a pioggia non rappresenta una strategia sostenibile a medio termine dopo i 2,5 miliardi già impiegati. L’azzeramento del bollo auto per il 2027 viene letto dalle opposizioni e dalle associazioni dei consumatori come un diversivo propagandistico. Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha sollecitato un intervento diretto sulla tassazione dei carburanti anziché su imposte di possesso che non calcolano l’effettivo utilizzo del veicolo.





