giovedì 27 Agosto 2026
Schlein, le forze progressiste hanno la stessa agenda nel mondo

Sui migranti si spacca anche la sinistra in Europa

La crisi migratoria di Ceuta acuisce le divisioni nella sinistra europea: Sanchez e Frederiksen incarnano due visioni opposte sull’immigrazione, mentre Pse e S&D cercano di evitare una resa dei conti interna

Di Redazione
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La crisi migratoria di Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa africana, non divide soltanto i governi europei, ma apre una crepa sempre più evidente anche nella famiglia socialista. Il confronto tra il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez e la prima ministra danese Mette Frederiksen mette infatti in luce approcci profondamente diversi sulla gestione dei flussi migratori e rischia di ripercuotersi sul Partito dei socialisti europei (Pse) e sul gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al europeo.

Lo scontro sulla linea migratoria

Secondo l’edizione europea di “Politico”, Frederiksen, da anni sostenitrice di una politica restrittiva sull’immigrazione, il primo agosto si è unita ad altri leader dell’Unione europea nell’accusare Sanchez di aver indebolito la sicurezza delle comunitarie dopo l’ingresso di decine di migliaia di migranti a Ceuta. Una posizione che ha suscitato la reazione dell’eurodeputato socialista spagnolo Javi Lopez e dell’ex ministro italiano Peppe Provenzano. I due hanno scritto al Pse accusando Frederiksen di essersi allineata alla presidente del Consiglio Giorgia , invece di dimostrare solidarietà verso un altro governo guidato da un partito socialista.

Il centrosinistra resta paralizzato

Il problema, però, va oltre il caso spagnolo-danese. Nove eurodeputati e funzionari S&D interpellati da “Politico” descrivono un centrosinistra europeo sostanzialmente paralizzato dalla necessità di conciliare interessi nazionali e differenti. “Dobbiamo sviluppare una strategia e restare uniti”, ha dichiarato l’eurodeputato Vytenis Andriukaitis, membro della presidenza del Pse, riconoscendo che all’interno della famiglia socialista “gli approcci su questo tema sono un po’ diversi”. Per Andriukaitis, la priorità dovrebbe essere mantenere un’impostazione umanitaria sulla migrazione senza esasperare le divisioni. Una frattura che, secondo il dirigente socialista, l’estrema destra starebbe sfruttando proprio per indebolire ulteriormente il campo progressista.

Il nodo Frederiksen e la leadership S&D

La questione dovrebbe essere affrontata vertici del Pse prima del Consiglio europeo di ottobre, mentre la leadership del gruppo S&D dovrebbe discuterne nella seconda o terza settimana di settembre. Le fonti citate da “Politico” ritengono tuttavia probabile che prevalga la volontà di evitare uno scontro aperto. A frenare un’offensiva contro Frederiksen è anche la solidarietà tra i partiti socialdemocratici nordici. “Nessuno vuole davvero uno scontro con i danesi, perche’ allora tutti gli scandinavi reagirebbero”, ha spiegato un eurodeputato socialista. La crisi ha inoltre alimentato ipotesi sulla possibile contestazione della leadership di Iratxe Garcia Perez, politicamente vicina a Sanchez, alla guida del gruppo S&D. Secondo quattro funzionari, soltanto la delegazione italiana avrebbe numeri sufficienti per proporre un’. Ma la segretaria del Partito democratico Elly Schlein non sembra intenzionata ad aprire questo fronte.

Il Pd non vuole la resa dei conti

Schlein è infatti concentrata sul mantenimento in Italia dell’alleanza di con Movimento 5 Stelle e . Un maggiore coinvolgimento nella guida dei socialisti europei potrebbe accentuare le divergenze con gli alleati italiani. “Dobbiamo concentrarci sulle elezioni. Non ci interessa la leadership del gruppo”, ha spiegato una fonte italiana. Così, mentre sulla migrazione emergono posizioni sempre più distanti, il centrosinistra europeo sceglie per ora la prudenza. La questione non è soltanto la gestione dei confini: dietro lo scontro tra Sanchez e Frederiksen si nasconde una domanda più ampia sull’identità della sinistra europea, sospesa tra solidarietà, sicurezza e necessità elettorali. Proprio il timore di una rottura tra le diverse anime nazionali potrebbe però spingere Pse e S&D a rinviare, almeno nel breve periodo, una resa dei conti che appare sempre più difficile da evitare.

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