martedì 15 Settembre 2026

Venezia 83, John Malkovich: “Non vado in pensione, l’Oscar per ‘Wild Horse Nine’? Quello che conta è il film”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
John Malkovich non ha “intenzione di andare in ” e, anzi, “conta di continuare a fare quello che gli piace”. Arrivato al per presentare in concorso ‘Wild Horse Nine’ di Martin McDonagh, l’attore americano minimizza sul già palpabile ‘clamore per gli Oscar’ riguardo alla sua interpretazione: “Questa è un’incredibile gentilezza. Per me, è una cosa molto bella. Ma la cosa più bella è che il stia ricevendo attenzione. E il film ha diversi interpreti straordinari ed è splendidamente scritto e diretto. È questo che conta per me”. Durante la conferenza stampa a 83, Malkovich ha spiegato la scelta di accettare il ruolo: “Come molti , scelgo i ruoli in base a ciò che non ho ancora fatto. Questa è stata una decisione molto facile: il copione era scritto meravigliosamente. In passato mi erano già state inviate altre sceneggiature di Martin (McDonagh, ndr) che purtroppo non avevo potuto prendere in considerazione per altri impegni”. E aggiunge: “Nella mia vita ho sempre fatto quello che mi piace e conto di continuare a farlo. Non è mia intenzione andare in pensione”.  

Il film, ambientato poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, segue due agenti della Cia, Chris (Sam Rockwell) e Lee (John Malkovich), inviati dal loro capo MJ (Steve Buscemi) sull’Isola di Pasqua. Tra le statue Moai, i due dovranno fare i conti con il loro passato e le cospirazioni del presente. Un politico che vede nel cast anche Tom Waits e Parker Posey. “Girare sull’isola è stata un’esperienza straordinaria, anche a livello spirituale”, racconta McDonagh. Logisticamente, spiega, “è stato complesso, abbiamo dovuto portare tutta l’attrezzatura con noi, ma era fondamentale per noi riportare nel film la bellezza di quel luogo e il profondo rispetto che abbiamo provato per le persone che lo abitano”. Entusiasta anche Steve Buscemi, che interpreta MJ, il capo della Cia: “Ho amato davvero fare questo film. Ho quasi ‘stalkerato’ Martin per poter lavorare con lui. Così mi ha offerto questo strano ruolo di capo che ero felicissimo di fare”.  

Il film, continua il regista, “è come una commedia, ma scrivendolo si è trasformato in qualcosa di più profondo, esplorando il senso di colpa di uno dei protagonisti. Sono sempre stato interessato a quello che la Cia ha fatto in Cile in quegli anni. Penso sia un argomento di cui non si è parlato abbastanza, a differenza di quanto si è fatto, per esempio, con il Kgb”. E a chi gli chiede un parallelismo con la situazione del , McDonagh risponde: “Quando ho scritto il film, il focus era il Cile, ma rivedendolo oggi sembra quasi una riflessione geopolitica più ampia. Sarà interessante vedere la reazione a un film storico che è anche un richiamo a ciò che sta accedendo oggi”. Una riflessione a cui fa eco Malkovich: “La cosa che oggi mi fa più è che non si cerca neanche più di nascondere certe operazioni. Negli anni ’70 avevano, per così dire, l’intelligenza di mantenere un ‘ di segreto rispetto a quello che facevano”. 

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