(Adnkronos) –
“Purtroppo dietro la scusa del dissenso c’è una destra che sta tutelando più lo stupratore che le vittime”. Lo dichiara all’Adnkronos Benedetta Scuderi, eurodeputata di Alleanza Versi e Sinistra (Greens/Efa) e membro della Commissione sui Diritti delle donne e la parità di genere, a margine del voto in plenaria sull’armonizzare la definizione di stupro basata sull’assenza di consenso a livello europeo, richiesta sostenuta dalla maggioranza dell’Eurocamera ma contrastata dalle forze di Conservatori, Patrioti e Sovranisti.
Scuderi identifica una parte della destra che “si nasconde” dietro il concetto di dissenso espresso dalla vittima. Secondo l’europarlamentare, questa posizione è invalidata dai casi in cui una persona non è in grado di esprimere il proprio dissenso, come quando è paralizzata dalla dalla paura o in uno stato di incoscienza. L’eurodeputata fa riferimento alla celebre storia di Gisele Pelicot, donna francese sottoposta ad anni di psicofarmaci e violenze di gruppo. In tali casi, evidenzia Scuderi, “come si fa ad avere il dissenso?”.
Ne consegue che l’onere della prova ricada sulla vittima, “che molto spesso non vedrà la giustizia riconosciuta”: o perché non riesce a provare la presenza di dissenso, dovendolo fare lei e non chi l’ha stuprata, “o perché non può provarla perché non c’era alcun dissenso esplicito”, sottolinea l’eurodeputata. “Si sta invertendo l’onere della prova, si sta dando un carico alla vittima e si sta togliendo la possibilità della vittima di vedere riconosciuta la giustizia, andando a fare un favore a quello che è il carnefice”. Posizione adottata dalle forze di destra anche al Parlamento italiano, aggiunge.
C’è poi un’altra ala della destra, “quella più nazionalista”, la quale ritiene che il tema debba essere trattato a livello di Stati membri e sostiene che sia “giusto che in Europa ci siano 27 tutele diverse e che in base a dove si è in quel momento, dove si risiede, si può avere una tutela o un’altra”, riassume l’eurodeputata di Avs. “Quindi se io sono in Spagna posso vedere la giustizia compiuta, se sono in un Paese come l’Italia non è detto. Questa è la destra dei nazionalismi che vuole che le persone in Europa abbiano diritti diversi in base a dove stanno”.
Agli europarlamentari che non hanno sostenuto la mozione, spiegando che è meglio perseguire tale reato e proteggere le donne con la certezza della pena, Scuderi risponde che questa non si può ottenere se non si può accertare il reato. “La destra è molto punitiva ma non scrive le leggi per far sì che chi effettivamente compie un reato possa essere accertato”. Il problema in Italia e nel resto dell’Ue non è la mancanza della pena, evidenzia, ma il mancato accertamento dello stupro: “quindi quando vogliono mettere l’aspetto sul dissenso o sulla violenza o sulla costrizione, poi possono anche avere delle pene altissime e certe, ma se io non riesco a provare quella cosa, la pena non arriverà mai”.
L’eurodeputata ricorda che nel corso del dibattito all’Eurocamera un esponente dei Conservatori “ha detto che noi dobbiamo credere che una donna sia sempre capace di esprimere un dissenso, perché noi dobbiamo credere nelle donne, nella forza delle donne. Ecco, questa per me è la teoria più personale, paternalistica e becera, dell’uomo solo al comando, della donna forte che può fare: pericolosissima”, secondo Scuderi, poiché “non guarda alla società nella sua interezza, non guarda alle fragilità, non guarda a qualsiasi tipo di vulnerabilità presente o che può sopravvenire in una situazione”, offrendo “una visione di forza e di supremazia sbagliatissima, gravissima”.
Questa posizione finisce per colpevolizzare la vittima se non si è difesa, prosegue l’eurodeputata di Avs: “si dice, ‘Non è un problema di chi ti ha fatto la violenza ma sei tu che non ti sei difesa, quindi è colpa tua'”. E questo “va a giocare esattamente sulla responsabilizzazione e la vergogna” di cui soffrono “tantissime vittime di violenza, invece di dire a quella persona: ‘non è colpa tua, lo stupratore è lui, il carnefice è lui e noi lui vogliamo prendere, a lui vogliamo dobbiamo chiedere di provare che c’era il consenso'”. Occorre dunque superare la narrazione che finisce per colpevolizzare la vittima, conclude Scuderi, dicendosi “contenta di vivere in un’Europa dove l’abbiamo superata”.
La richiesta di armonizzare la definizione di stupro basata sull’assenza di consenso a livello europeo, formulata dal Parlamento europeo alla Commissione europea con il voto di ieri, è un “passo avanti”, sottolinea Scuderi. “Noi adesso abbiamo 27 Stati membri con 27 definizioni diverse che corrispondono anche a 27 diversi livelli di tutela e protezione per le donne e per le vittime di stupro. Purtroppo in tanti Stati, anche in Italia, abbiamo la necessità di provare la violenza, la coercizione all’interno dell’atto, per poter definire uno stupro”.
“Quello che invece chiede il Parlamento europeo è una definizione comune, ma che si basi su una cosa molto concreta e specifica: consenso espresso. Quindi, dove io sto esprimendo il mio consenso e non ci può essere il ragionevole dubbio che quella persona non volesse avere quel rapporto o quel contatto. Laddove non c’è questo consenso, c’è una fattispecie di stupro. Questo è quello che l’Eurocamera ha chiesto alla Commissione”, riassume.
Questa procedura si era già verificata nello scorso mandato, dove si era arrivati “molto vicini” alla meta, “ma purtroppo è stato il Consiglio a bloccare la normativa europea” che prefigurava il reato di stupro basato sulla sulla definizione di consenso a livello europeo, ricorda Scuderi. “Quindi ad oggi c’è un altro passo in avanti, si fa di nuovo questa richiesta”, con l’obiettivo di arrivare a “una situazione in cui in tutta Europa una persona che non dà consenso per un rapporto può vedere giustizia, può essere tutelata a prescindere da dove viva”.
Ci sono “ancora tanti passi da fare” dopo la risoluzione del Parlamento europeo, sottolinea l’eurodeputata di Avs, evidenziando che il prossimo passo sta alla Commissione europea. “Speriamo che, con tutto il clamore che c’è stato per questa risoluzione, ci possa essere una spinta per far sì che ci sia questa iniziativa legislativa. Dopodiché sono convinta che il Parlamento europeo si esprimerà con la stessa larga maggioranza anche in un testo legislativo, e a quel punto si vedrà nel trilogo”, a livello di negoziati con le capitali europee.
In quest’ultimo ambito, Scuderi evidenzia che già si assiste a progressi, come nel caso della Francia, la quale ha fatto retromarcia sulle lamentele riguardo alla competenza nazionale del tema: adesso la posizione di Parigi è che la competenza sia europea perché deriva dalla Convenzione di Istanbul, firmata dall’Ue nel suo insieme. “Quindi noi dovremmo adempiere a questa convenzione internazionale come Ue, quindi c’è una base legale: sono convinta che anche in Consiglio questa cosa possa essere portata avanti”, conclude.
Secondo Eurostat le violenze sessuali in Ue sono raddoppiate (+94%), mentre gli stupri sono aumentati del 150%, tra il 2014 e il 2024, periodo nel quale i reati di violenza sessuale sono aumentati costantemente di quasi il 10% all’anno in media, gli stupri del 7%. Gli omicidi dolosi, per contro, sono scesi dell’11%, anche se negli ultimi anni si osserva una tendenza ascendente. Gli incrementi potrebbero essere legati all’incremento dei tassi di denuncia dei primi due reati, per i quali è aumentata la consapevolezza nella società, sottolinea l’ufficio statistico dell’Ue. (di Otto Lanzavecchia)
—
internazionale/esteri
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
