mercoledì 29 Aprile, 2026
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Fratelli coltelli. Giuli vuole commissariare la Biennale di Buttafuoco

Gli 007 del ministero della Cultura cercheranno nuove informazioni sui rapporti tra il presidente Buttafuoco e le autorità russe. Focus anche sui bilanci, con l'obiettivo di capire se la Fondazione possa essere commissariata. Il tutto a meno di un mese dalle elezioni comunali

Da Redazione
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Il caso del Padiglione russo alla prossima Esposizione d’arte alla Biennale di Venezia non accenna a spegnersi. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha deciso di inviare gli ispettori alla Ca’ Giustinian, la sede della fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, al fine di operare nuovi controlli sulla decisione di permettere alla Russia di prendere parte all’evento. Il Paese era stato escluso dal 2022 proprio per l’invasione in corso in Ucraina.

I funzionari del ministero dovrebbero quindi acquisire nuovi documenti relativi alla questione, dopo l’invio da parte della Biennale nelle scorse settimane della corrispondenza intrattenuta con le autorità di Mosca. Le ricerche si concentreranno anche sui bilanci della Fondazione, per comprendere se sia possibile un commissariamento. Una mossa che arriva a pochi giorni dall’inizio dell’Esposizione e soprattutto a meno di un mese dalle elezioni comunali. Il centrodestra continua a cercare appigli per non perdere la città, anche inserendosi in questioni esterne alla politica.

I documenti della Biennale sotto la lente di ingrandimento di Giuli

I documenti su cui si concentrano le ricerche sono gli stessi con cui sono stati ricostruiti i contatti operativi per la riapertura del padiglione russo. La Russia avrebbe confermato la propria partecipazione già all’inizio dell’anno, presentando il progetto espositivo intitolato “The tree is rooted in the sky”.

Dai documenti è emerso anche il tentativo di conciliare la partecipazione russa con il rispetto delle sanzioni europee. Nello specifico, alcune comunicazioni avrebbero fatto riferimento ad una strategia condivisa per evitare violazioni normative e consentire la presenza del Padiglione all’esposizione. Una decisione che però era stata contestata dall’Ue, che nei giorni scorsi ha annunciato il possibile ritiro di circa 2 milioni di euro di finanziamenti destinati alla Biennale di Venezia per progetti legati al mondo del cinema, in segno di protesta.

Lo stesso governo italiano ha manifestato la sua contrarietà alla scelta. Prima, il ministro Giuli ha chiesto alla rappresentante del ministero della Cultura nel Consiglio di amministrazione di dimettersi, in quanto “non ha ritenuto di avvisare della scelta”. Poi, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato la contrarietà dell’esecutivo alla decisione, per poi comunque riconoscere che la Biennale è una fondazione autonoma rispetto alla politica. Eppure, oggi, gli ispettori stanno raggiungendo Venezia.

Inoltre, l’interesse per il Padiglione russo non ha eguagliato quello per la presenza di Israele all’Esposizione. Un doppio standard che è stato messo in luce dall’opposizione italiana. “C’è un silenzio assordante circa la partecipazione di Israele”, ha dichiarato Angelo Bonelli di Avs, mentre Luca Pirondini del M5S ha aggiunto: “Dall’Ue c’è stata un’ingerenza politica sull’autonomia e sulla libertà culturale degli italiani”.

Leggi anche: Meloni difende Nordio sul caso Minetti: colpa dei giudici

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