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sabato 18 Aprile, 2026
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Padiglione della Biennale ANSA_Andrea Merola

Ultimatum dell’UE alla Biennale: “Niente fondi se ci sono i russi”

La Commissione minaccia di revocare una sovvenzione da due milioni di euro, ma la Fondazione non arretra. Un mese di tempo per le controdeduzioni

Da Sergio Di Laccio
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La Commissione europea ha avviato la procedura di congelamento o revoca dei fondi alla Biennale di Venezia, una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni (2025-28). Secondo la Commissione, autorizzando la partecipazione di artisti russi, la Biennale potrebbe aver violato le sanzioni europee. La Fondazione avrà un mese per presentare le proprie controdeduzioni e sperare di salvare il finanziamento.

La violazione delle sanzioni

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, si era già detto contrario alla partecipazione russa, aveva disertato alcuni eventi ufficiali e richiesto copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe “al fine di chiarire i termini della partecipazione nazionale alla Biennale 2026”. L’obiettivo era appunto quello di accertare se la gestione logistica, i materiali e le eventuali movimentazioni finanziarie collegate all’allestimento potessero entrare in conflitto con le restrizioni adottate dall’Unione europea dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Un parere in merito alla compatibilità o meno del regime sanzionatorio con la riapertura del padiglione russo è stato richiesto anche da Bruxelles direttamente al Ministero degli Esteri.

La risposta della Fondazione

Da parte sua, già il mese scorso la Biennale aveva affermato di “rifiutare qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte” e che “la Biennale, come la città di Venezia, continua a essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo l’incontro tra popoli e culture, nella speranza duratura della cessazione dei conflitti e delle sofferenze”. Oltre al ritorno della Russia, dopo quattro anni di assenza, la Biennale ha infatti annunciato il ritorno di Israele, la presenza dell’Iran e il debutto del Qatar.
In soccorso del presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco era andato, come ci si poteva aspettare, il rappresentante russo per gli scambi culturali internazionali Mikhail Shvydkoy: “Si possono ideare varie sanzioni e si può vietare alle istituzioni occidentali di collaborare con noi, ma nessuno può privare la Russia del diritto all’espressione artistica”.

“Fuori chi commette crimini di guerra”

Nel frattempo, dopo l’appello promosso dal collettivo Art Not Genocide Alliance, firmato da circa duecento tra artisti e curatori, che chiedeva il boicottaggio del ritorno di Israele, alla Fondazione è stata recapitata un’altra lettera: gli oltre settanta firmatari invitano la Biennale ad abbandonare la neutralità ed escludere non solo Israele o la Russia, ma tutti i “governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra”. Nel mirino finiscono esplicitamente anche gli Stati Uniti, indicati tra i Paesi che sostengono “forme crescenti di oppressione sistemica, disuguaglianze e cancellazione, inclusi il genocidio e la pulizia etnica in Palestina, in Sudan e in Myanmar”.
Per i promotori, la Biennale non può e non deve trasformarsi in una piattaforma culturale della normalizzazione.

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