Mentre gli ambasciatori a Bruxelles blindano la “black list” dei fedelissimi del Cremlino, un nuovo raid russo colpisce la Kiev: 4 morti e infrastrutture civili distrutte.
Colpiti i civili
Non c’è tregua per la capitale ucraina. Nella notte, un violento attacco delle forze aerospaziali russe ha colpito duramente la regione di Kiev, lasciando dietro di sé una scia di sangue e distruzione. Il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, parla di almeno quattro morti e oltre dieci feriti.
L’obiettivo del raid non sembrano essere stati presidi militari, bensì luoghi di vita quotidiana dei cittadini come edifici residenziali, scuole e aziende che sono state rase al suolo. “È un attacco deliberato per colpire la normalità”, denunciano le fonti interne.
Bruxelles: fumata bianca per 2.700 nomi
Sul fronte diplomatico, l’Unione Europea ha dato un segnale di resilienza. Gli ambasciatori dei 27 Paesi membri hanno raggiunto l’accordo per prorogare di altri sei mesi le sanzioni individuali. Si tratta di una “lista nera” imponente: oltre 2.700 persone, entità e società ritenute direttamente coinvolte o complici dell’aggressione russa.
Il via libera, che evita la scadenza automatica prevista per il 15 Marzo, è stato tutt’altro che semplice: Ungheria e Slovacchia si sono rifiutate fino all’ultimo, confermando una spaccatura interna che rischia di paralizzare l’Unione.
Il “fattore” Medio Oriente
Mentre i tavoli tecnici a Bruxelles faticano, il presidente Zelensky ha scelto la via della diplomazia, volando a Parigi per incontrare Emmanuel Macron. L’obiettivo è di impedire che l’attenzione mondiale sulla crisi in Medio Oriente faccia scivolare l’Ucraina in un ombra mediatica e finanziaria.
Dall’Eliseo è arrivato un messaggio di forza. Macron ha ribadito “con chiarezza” che l’impegno per il prestito UE da 90 miliardi di euro sarà mantenuto. Una rassicurazione vitale per Kiev, che vede in questi fondi l’unica via per sostenere un’economia di guerra allo stremo.
Lunedì il giorno della verità
Tutti gli occhi sono ora puntati su lunedì, quando il Consiglio Esteri si riunirà per affrontare i nodi ancora irrisolti. Sarà quello il momento in cui si scoprirà se l’UE riuscirà a trasformare le promesse di Macron in realtà. La risposta segnerà il destino della resistenza di Kiev per i mesi a venire.
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