giovedì 16 Luglio 2026

Zelensky: “Colpito il quartier generale dei Servizi russi nel Kherson. Un centinaio tra morti e feriti”

Il leader ucraino ha rivendicato l'attacco che ha distrutto un sistema di difesa aerea di Mosca. Dal Cremlino non è giunta alcuna conferma dell'attacco e delle sue conseguenze

Di Laura Laurenzi
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Avrebbe provocato un centinaio tra uccisi e feriti l’attacco sferrato dal Servizio di dell’Ucraina (Sbu) nei confronti del quartier generale del Servizio federale per la sicurezza russo (Fsb). Il raid è stato rivendicato dal presidente Volodymyr Zelensky, il quale ha confermato la distruzione di un sistema di difesa aerea Pantsir-S1 nel territorio temporaneamente occupato dell’Ucraina, nel villaggio di Genicheska Hirka, nella regione di Kherson.

Rendendo pubblici i dettagli di questa operazione, Zelensky ha chiarito che l’obiettivo resta quello di costringere la Russia a porre fine alla che prosegue ormai dal 2022. “Le  ucraine a media e lunga distanza continueranno a funzionare”, ha concluso il di Kiev facendo riferimento ai missili utilizzati per il . Al momento non sono giunte conferme dal Cremlino sull’attacco, per cui non vi sono certezze sul reale numero di persone coinvolte nel raid.

I motivi dell’attacco

Questo attacco si è verificato a soli tre giorni di distanza dal raid scagliato da Kiev contro le regioni di Mosca e Belgorod. Una pioggia di circa 600 tra droni e missili si è riversata sul territorio gestito dal Cremlino, provocando la di quattro persone. Circa 550 missili sono stati intercettati dall’aviazione russa, che però non è riuscita a fermare del tutto il radi. In quell’occasione, Zelensky aveva rivendicato l’aggressione sostenendo che si trattasse di una rappresaglia per i bombardamenti avvenuti pochi giorni prima a danno dell’Ucraina.

Le tensioni tra i due Paesi non accennano a fermarsi e i negoziati sembrano un lontano ricordo. La testata Ukrinform ha annunciato che l’Sbu è impegnato insieme ad altre forze di difesa dell’Ucraina per rafforzare le misure di sicurezza nelle regioni settentrionali del Paese, ovvero nei territori confinanti con Russia e Bielorussia. Si tratterebbe di un dispiegamento senza precedenti coordinato dal centro dello Sbu e che comprenderà anche la Polizia nazionale, le Forze armate, la Guardia nazionale e il Servizio di frontiera statale.

L’obiettivo è quello di controllare i confini del Paese per evitare infiltrazioni nemiche nelle zone di confine, atti di sabotaggio e terrorismo, attività sovversive e di ricognizione e altri crimini di guerra. A tal fine sono previsti anche controlli rafforzati sulla popolazione, controlli dei documenti e dell’identità dei per evitare che o cellule del Cremlino possano entrare nel Paese.

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