googlef35cdb6cf8e7c110-1.html
mercoledì 29 Aprile, 2026
Logo La Sintesi
Giorgia Meloni

Meloni difende Nordio sul caso Minetti: colpa dei giudici

Per la premier le verifiche sulle richieste per la grazia non sono di competenza del ministero della Giustizia ma della Procura generale

Da Maria Vittoria Ciocci
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

“Mi fido di lui”. La premier Giorgia Meloni non ha dubbi sul caso Minetti: la colpa non è del Guardasigilli Carlo Nordio. Infatti, durante la conferenza stampa per la presentazione del nuovo decreto Lavoro, specifica immediatamente: “Non deve dimettersi”. La questione è delicata, tanto che vicino a lei siede il sottosegretario a Chigi Alfredo Mantovano, pronto a intervenire in caso di difficoltà. Ed è inusuale, se escludiamo il G7 e il G20 di inizio anno. L’obiettivo è blindare il ministro della Giustizia, senza però attaccare frontalmente il Colle. Un terreno scivoloso. E quindi Meloni sfodera il capro espiatorio che preferisce: le toghe.

“Nordio, ndr – si avvale della magistratura per fare le indagini, che a sua volta si avvale della polizia giudiziaria”, le parole della premier, “quindi è ovvio che difficilmente il ministro potesse sapere qualcosa che non sapeva la Procura generale”. Meloni è arrivata preparata all’incontro con la stampa, in quanto in mattinata aveva incontrato personalmente il Guardasigilli e il suo sottosegretario Mantovano a Palazzo Chigi. Quest’ultimo si era informato su eventuali errori o forzature, dopodiché ha dettato la linea.

In sostanza, il concetto è chiaro. La premier sottolinea che, qualora l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano dovesse essere confermata anche dalle indagini sulla infondatezza delle condizioni per la grazia, “sicuramente qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto”, ma questo non è di competenza del ministero. Meloni si appella alle 1.245 richieste, il cui iter – a quanto pare – risulta essere il medesimo seguito dalla pratica di Nicole Minetti.

Dopodiché, l’affondo: “Poi possiamo dire che in Italia c’è sempre un capro espiatorio, che è il governo italiano”. Una riflessione che segue la sentenza definitiva: il caso dell’ex igienista di Silvio Berlusconi non riguarda l’esecutivo, perché la richiesta per la grazia va presentata alla Procura generale e qui viene messa in esame. Diventa chiaro che la colpa, per Meloni, ricade nuovamente sulle toghe. Tanto che i cronisti le evidenziano questa sottigliezza, alla quale la presidente del Consiglio risponde indispettita: “Guardi no, è colpa di Nordio, come sempre. È sempre colpa nostra”.

Quando infine i giornalisti le chiedono un commento sulla concessione della grazia, la premier si rifiuta di giudicare la scelta del Quirinale. “Poi scrivete ‘Meloni dice a Mattarella cosa fare’. Se vuole, beviamo un bicchiere di vino e le dico cosa penso” – ha quindi lasciato la sala stampa.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook

Instagram 

X

TikTok 

YouTube

 

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata