Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tracciato una disamina dettagliata sulle dinamiche del conflitto e sulle sue ripercussioni dirette sulle democrazie occidentali. Il leader di Kiev ha lanciato un monito chiaro sulla portata delle operazioni condotte da Mosca al di fuori del teatro bellico: l’Italia, al pari di Francia, Germania e Gran Bretagna, si trova già inserita nelle dinamiche di una guerra ibrida che si combatte sul terreno dell’informazione, dei social media e del dibattito pubblico.
Secondo Zelensky, la strategia del Cremlino mira a sfruttare e amplificare le spaccature interne ai Paesi europei, facendo leva su temi sociali complessi e divisivi come i flussi migratori, la lingua, la religione e le questioni di genere. L’obiettivo delle campagne d’influenza esterne non è soltanto quello di condizionare l’orientamento dell’opinione pubblica, ma di indebolire la coesione delle istituzioni e la tenuta dei governi partner.
Il partenariato con Roma: l’intesa strategica e il ruolo dell’industria militare
Nello tracciare il bilancio dei rapporti bilaterali, il presidente ucraino ha espresso apprezzamento per l’operato della premier Giorgia Meloni e per il sostegno garantito dall’Italia fin dalle prime fasi del conflitto. Zelensky ha sottolineato come la cooperazione tra Roma e Kiev non si configuri come un mero trasferimento di aiuti a fondo perduto, ma come uno scambio strategico a doppio senso che porta benefici tangibili a entrambe le nazioni.
Al centro di questo asse figura il comparto tecnologico e della difesa, con particolare riferimento alle sinergie con il gruppo industriale Leonardo. La condivisione dei dati operativi e dei riscontri dal campo sull’efficienza delle tecnologie militari consente agli ingegneri italiani di perfezionare i propri sistemi d’arma. Un modello di cooperazione che, nella visione del leader ucraino, contribuisce direttamente alla crescita industriale, alla tutela dei posti di lavoro negli stabilimenti in Italia e alla costruzione di un’architettura di difesa aerea comune su scala europea.
Le divergenze con Washington e il futuro delle garanzie di sicurezza
L’intervista ha offerto anche uno spaccato delle crescenti complessità nel rapporto con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Zelensky ha confermato le recenti criticità operative derivanti dai ridimensionamenti nella condivisione dei dati di intelligence strategica e dalle limitazioni di velocità sulla rete satellitare Starlink. Di fronte al rifiuto americano di fornire missili intercettori Patriot per la protezione delle infrastrutture energetiche nazionali in vista dell’inverno, Kiev ribadisce la necessità di mantenere un confronto aperto e trasparente con gli alleati atlantici.
In ottica diplomatica, pur confermando la disponibilità a valutare percorsi di negoziazione per il raggiungimento di una pace duratura, Zelensky ha espresso preoccupazione per i segnali di progressivo allentamento dell’isolamento internazionale della Russia. Per il futuro dell’Ucraina, la priorità resta la definizione di garanzie di sicurezza dotate di piena forza giuridica vincolante, individuate in un sistema a tre pilastri: il rafforzamento dell’esercito nazionale, l’integrazione nell’Unione Europea e l’adesione o l’equivalenza con i meccanismi di protezione della NATO.





