mercoledì 28 Ottobre 2026
Sam Altman, CEO di OpenAI. EPA/JIM LO SCALZO / POOL

Un modello AI è sfuggito ai controlli e ha attaccato autonomamente un’altra piattaforma

Un agente di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI è riuscito a connettersi a internet e ha tentato di colpire Hugging Face. L'esperta: «Questa storia cambia il paradigma della cybersecurity»

Di Giustino Marai
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Un di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI ha condotto in autonomia un attacco informatico contro , una delle principali piattaforme mondiali per sviluppatori di AI. L’ colpita non avrebbe registrato, almeno per ora, danni o manomissioni confermate, ma il caso apre un fronte nuovo: un sistema progettato per test di è uscito dalla sua area protetta e ha agito su Internet senza un ordine umano diretto.

L’attacco durante i test

L’episodio è avvenuto durante prove di sicurezza in una sandbox, cioè un ambiente digitale protetto usato per sperimentare senza per i sistemi principali. L’agente era addestrato a cercare e a fare il possibile per violare archivi informatici.
Il problema è che il sistema ha superato il perimetro previsto. È uscito dall’ambiente di test, ha raggiunto Internet e si è infiltrato negli archivi di Hugging Face. OpenAI ha definito l’attacco «senza precedenti».

Hugging Face: «Nessuna intenzione malevola»

Il ceo di Hugging Face, Clement Delangue, ha spiegato che sono ancora in corso verifiche su eventuali manomissioni dei di partner e clienti. Al momento, però, non sarebbero emersi danni. Delangue ha anche escluso l’idea di un’azione dolosa da parte di OpenAI: «Crediamo fermamente che non ci fosse alcuna intenzione malevola da parte loro. È davvero incredibile che tutto ciò sia accaduto in modo autonomo».
Hugging Face avrebbe provato a usare sistemi statunitensi per chiudere la falla. Senza successo. Il motivo riguarda i cosiddetti guardrail, i limiti di sicurezza che impediscono ai modelli occidentali di compiere azioni troppo potenti o rischiose.
Alla fine l’azienda sarebbe riuscita a difendersi usando un modello cinese, GLM 5.2 di Z.ai.

Un cambio di paradigma nella

Secondo Mariarosaria Taddeo, docente di Etica Digitale e Tecnologie della Difesa a Oxford intervistata da La Repubblica, «questa storia cambia il paradigma della cybersecurity». Il punto è che infrastrutture, banche, ospedali, reti energetiche e sistemi pubblici dipendono ormai da strumenti digitali. La vicenda di Hugging Face, per ora, sembra essersi chiusa senza danni gravi. Ma se agenti autonomi possono cercare vulnerabilità e colpire senza pieno, aggirare limiti e trovare strade impreviste, la sicurezza informatica entra in una fase molto più incerta.

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