L’Europa si prepara ad affrontare il prossimo inverno con il più basso livello di scorte di gas liquefatto degli ultimi cinque anni. In un contesto già delicato a causa delle tensioni in Medio Oriente e una ridotta reperibilità di Gnl. Un insieme di elementi che, a detta degli esperti, rischia di far impennare di nuovo i prezzi dell’energia.
I dati raccolti da Reuters descrivono una situazione poco rosea: i depositi dell’Unione Europea si fermano al 55% della loro capienza, la quota più bassa, nella stagione estiva, dal 2021. L’agenzia puntualizza che «non si tratta di un rischio imminente di rimanere al secco, ma avere scorte ridotte renderà il nostro continente molto più vulnerabile al clima e all’andamento dei mercati esteri».
L’abbandono graduale del gas russo, accelerato dal conflitto in Ucraina, ha spinto il continente a puntare fortemente sul Gnl. Entrando così in competizione commerciale con i mercati asiatici. Nelle ultime settimane il quadro è andato peggiorando. I contrasti tra Washington e Teheran hanno rallentato la rotta delle navi dirette verso i porti europei, proprio mentre la domanda in Asia ha ripreso a correre. Le proiezioni sulle spedizioni stimate per luglio parlano di appena 6,3 milioni di tonnellate di Gnl in arrivo in Europa: il dato più contenuto registrato dall’autunno del 2024.
A destare forte preoccupazione è anche la posizione del Qatar, gigante globale dell’export energetico. Prima dell’escalation nel Golfo, il Paese contribuiva a circa un quinto dell’offerta globale di Gnl e un’eventuale interruzione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz rischierebbe di compromettere ulteriormente le forniture. I nodi da sciogliere non si fermano al settore del gas.
Le giacenze di carburante in Europa sono scivolate al punto più basso degli ultimi quattro anni, risentendo pesantemente delle difficoltà logistiche in Medio Oriente. Un fattore critico, considerato il suo ruolo centrale nei trasporti, nella produzione industriale e nei riscaldamenti. L’impatto reale della crisi energetica dipenderà, peraltro, quasi interamente dal clima. Come riassume l’analisi di Reuters, «un inverno temperato permetterebbe all’Europa di schivare i problemi più seri, ma un’ondata di gelo prolungata farebbe impennare i consumi, mettendo a durissima prova la tenuta dell’intero sistema».
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