giovedì 13 Agosto 2026
Franco Baresi - Mondiale 1990 ph wp

Addio a Franco Baresi, il capitano che ha fatto la storia

Per oltre vent'anni ha rappresentato il volto del club rossonero, conquistando trofei e diventando un punto di riferimento del calcio mondiale

Di Sharon Costa
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Il calcio e quello internazionale salutano uno dei più grandi difensori di ogni epoca. Franco Baresi è morto all’ di 66 anni dopo aver combattuto contro i problemi di salute emersi negli ultimi anni. Nel 2025 aveva affrontato un per un nodulo polmonare e le sue condizioni avevano destato crescente preoccupazione. Pochi mesi prima della scomparsa aveva regalato al un’immagine destinata a rimanere nella memoria collettiva: durante la cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina era entrato sul prato di San Siro con la fiaccola olimpica insieme a , ricevendo un lungo e commosso applauso nello stadio che aveva rappresentato la sua casa per tutta la carriera.

Una vita interamente dedicata alla maglia rossonera

Franco Baresi ha incarnato come pochi il significato della parola fedeltà. Per vent’anni ha vestito esclusivamente la maglia del Milan, trasformandosi nella bandiera del club e nel di un’intera generazione di tifosi. La fascia di capitano lo ha accompagnato per quindici stagioni, mentre il suo nome è rimasto legato in modo indissolubile alla storia della società. I sostenitori rossoneri lo hanno eletto “Milanista del secolo” in occasione del centenario del club, un riconoscimento che ha certificato il suo ruolo unico nella storia della squadra. Successivamente il Milan ha deciso di ritirare la maglia numero 6, un omaggio riservato soltanto ai campioni capaci di lasciare un segno indelebile.

Elegante, intelligente e dotato di una straordinaria capacità di leggere il gioco, Baresi ha rivoluzionato il ruolo del libero. Non si limitava a fermare gli avversari con anticipi perfetti e interventi puntuali, ma costruiva l’azione fin dalle retrovie grazie a una visione di gioco fuori dal comune. La sua personalità e la sua leadership gli hanno consentito di guidare la difesa rossonera per oltre due decenni, diventando il punto di riferimento di compagni e allenatori.

Dagli inizi difficili alla consacrazione

La vita di Franco Baresi non fu semplice. Rimasto orfano a soli 14 anni, maturò molto presto un carattere forte e determinato. Esordì in Serie A nell’ del 1978, a Verona, quando aveva appena diciassette anni. In quegli anni lo chiamavano “Piscinin”, un soprannome che richiamava la sua giovane età e il fisico ancora esile. Quel nomignolo sparì rapidamente grazie alle sue prestazioni sempre più convincenti.

Tra i primi a intuire il suo straordinario talento ci fu Gianni Rivera, che lo accolse nello spogliatoio e gli indicò un futuro da protagonista. Già nella stagione successiva Baresi guidava la difesa del Milan contribuendo alla conquista del decimo scudetto della storia rossonera. Rimase fedele al club anche durante le difficili retrocessioni del 1980 e del 1982, dimostrando un attaccamento ai colori che pochi altri campioni hanno saputo esprimere.

Il “Kaiser” del calcio moderno

Con il passare degli anni il soprannome di “Piscinin” lasciò definitivamente spazio a quello di “Kaiser Franz”. Il paragone con Franz Beckenbauer, il suo grande punto di riferimento calcistico, nacque dalla capacità di dirigere il gioco partendo dalla difesa. Il suo modo di interpretare il ruolo risultò innovativo e perfettamente adatto al calcio moderno, fatto di pressing, organizzazione tattica e costruzione dal basso.

Nel corso della sua straordinaria carriera attraversò alcune delle epoche più gloriose del Milan. Lavorò con allenatori del calibro di Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello, contribuendo in maniera determinante ai successi della squadra. Condivise il campo con fuoriclasse come Paolo Maldini, Marco Van Basten e lo stesso Gianni Rivera, imponendosi sempre come guida tecnica e morale del gruppo.

Il suo palmarès racconta soltanto una parte della sua grandezza. Con il Milan conquistò sei campionati italiani, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro Supercoppe europee e due Supercoppe italiane. Nel 1989 sfiorò anche il d’Oro, premio che andò a Marco Van Basten, nonostante molti osservatori ritenessero straordinaria la stagione disputata dal capitano rossonero.

L’azzurro, il Mondiale del 1982 e la finale del 1994

Anche con la Franco Baresi ha lasciato un segno profondo. Fece parte della spedizione campione del mondo nel 1982 guidata da Enzo Bearzot, pur senza scendere in campo durante il torneo. Negli anni successivi diventò uno dei pilastri della selezione azzurra e, grazie alla sua versatilità, seppe interpretare anche il ruolo di centrocampista quando le esigenze tattiche lo richiesero.

Il ricordo più intenso della sua esperienza in Nazionale resta la finale dei Mondiali di Stati Uniti 1994. Dopo aver recuperato in tempi record da un grave infortunio, riuscì a guidare l’Italia fino all’ultimo atto disputato a Pasadena. Al termine della finale persa ai di rigore rimase impressa l’immagine delle lacrime di Baresi, simbolo di un campione che aveva dato tutto per la maglia azzurra.

Un’eredità che resterà per sempre

Con la scomparsa di Franco Baresi il calcio perde uno dei suoi interpreti più raffinati e rispettati. Il suo nome continuerà a rappresentare un modello di correttezza, professionalità e amore per una sola maglia. Generazioni di difensori hanno studiato i suoi movimenti, la sua capacità di anticipare gli avversari e la sua leadership silenziosa. Il ricordo del capitano rossonero continuerà a vivere nei trofei conquistati, nelle immagini che hanno segnato la storia del calcio e nell’affetto di milioni di tifosi che non smetteranno mai di considerarlo una leggenda.

“Piscinin”, il ragazzo diventato “Kaiser”, lascia un vuoto enorme nel mondo dello sport, ma anche un patrimonio umano e calcistico destinato a rimanere immortale.

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