giovedì 13 Agosto 2026
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Roggero e Bossetti, l’incontro in carcere raccontato dalla moglie

Mariangela Sandrone descrive la vita quotidiana del marito tra spazi ridotti, colloqui limitati e la speranza di poter tornare libero dopo una lunga pena

Di Sharon Costa
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, il di Grinzane Cavour detenuto dopo la vicenda che ha portato alla sua , ha condiviso una cena nel carcere in cui si trova con , il muratore di Mapello condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio. L’episodio emerge dal racconto della moglie, Mariangela Sandrone, che ha descritto alcuni aspetti della quotidianità del marito dietro le sbarre, soffermandosi sulle della detenzione, sui rapporti con gli altri detenuti e sulle limitazioni che scandiscono ogni giornata.

La condivisa con gli altri detenuti

Secondo quanto riferito da Mariangela Sandrone, il marito avrebbe trascorso una serata insieme ad altri detenuti conosciuti durante la permanenza in carcere. Tra loro figurava anche Massimo Bossetti. La donna racconta che il gruppo avrebbe mangiato una pizza, probabilmente preparata dal nuovo compagno di cella di Mario Roggero, detenuto per reati legati al narcotraffico e oggi impegnato nella cucina dell’istituto penitenziario.

«A quello che so hanno mangiato una pizza. Forse l’ha preparata il nuovo compagno di cella di Mario, un che è finito dietro le sbarre per narcotraffico. Ora fa il cuoco della compagnia e divide la cella con mio marito», racconta la moglie, che nel frattempo continua a lavorare nella di famiglia a Grinzane Cavour.

La descrizione della cella e della vita quotidiana

Mariangela Sandrone offre anche una descrizione dettagliata dell’ambiente in cui vive il marito. La cella misura circa tre metri e mezzo di lunghezza e poco meno di tre metri di larghezza. Lo spazio disponibile si riduce ulteriormente per la presenza delle due brande, degli armadietti, del piccolo angolo cottura e della televisione, lasciando soltanto un corridoio molto stretto e una zona comune di dimensioni limitate.

La donna sottolinea anche le difficoltà legate al caldo estivo. L’aria entra soltanto attraverso una piccola finestra con le sbarre e le alte temperature rendono le giornate particolarmente pesanti. Nonostante questo, precisa che il marito non descrive il carcere come un luogo invivibile e ricorda che molti detenuti considerano quell’istituto uno dei migliori del Paese.

«L’aria viene dalla finestrella con le sbarre. Un filo. La temperatura in questi giorni sale. Sapete, in carcere non c’è mica l’aria condizionata. E però non pensate che mio marito sia finito all’inferno. No, lo dicono tutti: questa è la migliore galera d’Italia», afferma.

La lunga attesa per il ritorno in libertà

Nel racconto della moglie emerge anche il confronto con il destino degli altri detenuti. Alcuni potrebbero lasciare il carcere nei prossimi anni, compreso Massimo Bossetti, mentre per Mario Roggero il percorso appare molto più lungo. Mariangela Sandrone osserva con amarezza che il marito dovrà attendere ancora molti anni prima di poter sperare nella libertà.

«Forse, tra qualche anno anche Bossetti uscirà. Lui invece dovrà aspettare il suo compleanno numero 86», dichiara.

Il , i colloqui e le telefonate di dieci minuti

Tra gli aspetti positivi della permanenza in carcere, la moglie segnala una recente concessa a Mario Roggero. Il detenuto può utilizzare per alcune ore al giorno un piccolo ufficio situato nelle vicinanze della cella, dove svolge attività lavorative senza alcun contatto con l’esterno.

I rapporti con la famiglia restano regolati da norme precise. Il numero massimo dei colloqui corrisponde a sei incontri della durata di un’ora ciascuno, con la possibilità di rinunciare a un appuntamento per ottenerne uno più lungo. Le telefonate, invece, durano soltanto dieci minuti al giorno e quasi sempre coinvolgono la moglie.

«Mario le fa quasi tutte a me. Però in dieci minuti non riesci a dirti niente. Mentre parli senti il tic tic del cronometro che corre e volge al termine. In genere quando cade la telefonata ti accorgi che non sei riuscita neanche a salutarlo», racconta Mariangela Sandrone, descrivendo una quotidianità scandita da tempi rigidi e da contatti inevitabilmente brevi con il mondo esterno.

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