giovedì 13 Agosto 2026
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Migranti, Roma chiude le porte ai trasferimenti chiesti da Berlino

Il governo italiano considera superate le vecchie procedure per i cosiddetti dublinanti arrivati prima del 12 giugno e prepara una linea di confronto con Berlino anche sui nuovi casi

Di Redazione
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Si apre un nuovo fronte europeo sulla gestione dei e questa volta il confronto coinvolge direttamente Italia e Germania. Roma ha chiarito la propria posizione sui cosiddetti “dublinanti”, cioè i richiedenti asilo arrivati in Italia e successivamente trasferiti in altri Paesi europei, sostenendo che non esistono più obblighi di riammissione per le persone arrivate prima del 12 giugno 2026. Quella data rappresenta infatti l’avvio dell’applicazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che ha modificato il quadro delle procedure utilizzate dagli Stati membri per la gestione delle domande di protezione internazionale.

La presa di posizione italiana arriva mentre la Germania prepara una linea più rigida nei confronti dei richiedenti asilo arrivati attraverso altri Paesi europei. Il tema riguarda soprattutto le persone che hanno raggiunto il territorio tedesco dopo un precedente passaggio dall’Italia. Berlino punta infatti a utilizzare gli strumenti previsti dalle nuove europee per riportare nei Paesi considerati responsabili della gestione della domanda alcuni richiedenti asilo. Roma, però, contesta l’idea che il nuovo sistema possa riaprire automaticamente tutte le vecchie pratiche.

Roma considera chiuso il vecchio capitolo di Dublino

La posizione italiana parte da un accordo raggiunto con alcuni dei principali partner europei. Secondo quanto chiarito dal , le precedenti procedure relative ai migranti arrivati in Europa prima del 12 giugno risultano azzerate. Di conseguenza, l’Italia ritiene di non dover accogliere nuovamente persone che rientrano in quella situazione e che oggi si trovano in Germania o in altri Stati membri.

Il punto assume particolare importanza perché il vecchio sistema di Dublino attribuiva un ruolo centrale al primo Paese europeo di ingresso. In numerosi casi, quindi, un migrante arrivato in Italia e successivamente trasferitosi in un altro Stato poteva diventare oggetto di una richiesta di presa in carico da parte del Paese di destinazione. Il nuovo quadro europeo introduce procedure differenti e stabilisce nuovi meccanismi per individuare lo Stato responsabile della domanda e per organizzare i trasferimenti.

«Non dobbiamo riprenderci nessuno» rappresenta quindi la sintesi della posizione che Roma ha comunicato in queste ore. Il governo considera infatti conclusa la fase precedente al nuovo Patto e ritiene necessario distinguere nettamente tra le situazioni maturate prima del 12 giugno e quelle che potranno verificarsi dopo l’entrata in vigore delle nuove norme.

Il nodo dei nuovi arrivi e delle richieste tedesche

La questione non riguarda soltanto il passato. Per gli arrivi successivi al 12 giugno, l’Italia sostiene che occorra prima verificare concretamente quanti richiedenti asilo siano effettivamente transitati dal territorio nazionale per poi raggiungere altri Paesi europei. Il governo ritiene ancora prematuro stabilire quanti casi possano già rientrare nelle nuove procedure, perché dall’entrata in vigore del Patto sono trascorse soltanto poche settimane.

In questa fase Roma vuole inoltre far valere un altro argomento nei rapporti con gli Stati partner. Il governo sostiene infatti che qualsiasi discussione sui trasferimenti debba considerare anche il ruolo delle organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo con navi battenti bandiera di altri Paesi europei. Secondo la posizione italiana, la gestione dei migranti non può concentrarsi soltanto sulle persone sbarcate attraverso i canali ufficiali, ignorando il contributo delle navi delle Ong europee alle operazioni di soccorso e agli sbarchi sulle coste italiane.

Il riferimento riguarda in particolare le organizzazioni tedesche, che secondo il Viminale rappresentano una parte significativa delle Ong straniere coinvolte nelle operazioni nel Mediterraneo centrale. Da qui nasce la richiesta italiana di una possibile compensazione, che dovrebbe tenere del peso sostenuto dall’Italia nell’accoglienza delle persone soccorse dalle imbarcazioni di altri Paesi europei.

Il nuovo Patto europeo cambia le regole

Il 12 giugno 2026 ha segnato una svolta nella politica europea sull’immigrazione. Il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo ha iniziato ad applicarsi negli Stati membri con l’obiettivo di rendere più coordinata la gestione delle frontiere, delle domande di protezione internazionale e dei rimpatri. Il nuovo sistema punta inoltre a rafforzare la cooperazione tra i Paesi europei e a distribuire in modo più strutturato le legate ai flussi migratori.

Antonio , proprio nel giorno dell’entrata in vigore del Patto, aveva sottolineato che le nuove norme avrebbero reso più semplici alcuni rimpatri e rafforzato i . Anche il commissario europeo alla Migrazione Magnus Brunner aveva successivamente spiegato che, dopo le prime settimane di applicazione, gli Stati membri stavano iniziando a utilizzare le nuove procedure, compresi i sistemi europei per la registrazione e lo scambio delle informazioni sui richiedenti asilo.

Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema, tuttavia, non elimina automaticamente ogni possibile controversia. Al contrario, la fase di transizione sta facendo emergere interpretazioni differenti tra i governi nazionali. L’Italia sostiene di avere concordato con alcuni partner europei l’azzeramento delle vecchie procedure, mentre gli altri Stati dovranno applicare le nuove regole ai casi successivi alla data di entrata in vigore.

Italia e Germania davanti a un nuovo confronto

La distanza tra Roma e Berlino potrebbe quindi aumentare nelle prossime settimane, soprattutto se la Germania inizierà a presentare richieste concrete di trasferimento verso l’Italia. Il governo italiano ha già indicato quale sarà la propria linea: distinguere i vecchi casi dai nuovi e contestare le richieste che non rispettano il quadro concordato con gli altri Stati europei.

La partita assume un significato più ampio perché coinvolge il funzionamento stesso della nuova politica europea sull’asilo. Se ogni Stato applicasse le nuove norme secondo interpretazioni differenti, il rischio sarebbe quello di ricreare proprio quelle tensioni che il Patto europeo punta a ridurre. Germania, Italia e gli altri Paesi maggiormente coinvolti nei flussi dovranno quindi trovare un equilibrio tra il di ciascuno Stato a controllare i propri confini e la necessità di gestire le richieste di protezione attraverso procedure comuni.

Per Roma, inoltre, la questione rappresenta anche un banco di prova politico. L’Italia vuole evitare che il nuovo sistema trasformi nuovamente il Paese nel punto di riferimento automatico per la riammissione dei migranti transitati attraverso il territorio nazionale. Berlino, al contrario, punta a utilizzare gli strumenti europei per evitare che la Germania debba gestire integralmente le domande presentate da persone già entrate nell’Unione attraverso altri Stati.

Il confronto resta dunque aperto. La data del 12 giugno costituisce il principale spartiacque indicato dal governo italiano, ma la concreta applicazione delle nuove procedure determinerà nei prossimi mesi se le diverse interpretazioni potranno convivere oppure se Italia e Germania dovranno affrontare un nuovo istituzionale sulla gestione dei richiedenti asilo. Nel frattempo, Roma mantiene ferma la propria posizione: per i casi precedenti all’entrata in vigore del nuovo Patto, l’Italia considera chiuse le vecchie procedure e non intende accettare automaticamente nuovi trasferimenti.

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