QatarEnergy sospende la produzione di gas naturale liquefatto dopo gli attacchi che hanno colpito il polo industriale di Ras Laffan, a 80km di distanza dalla capitale Doha. La decisione scuote i mercati energetici e mette pressione anche sull’Italia, che dal Qatar copre circa il 45% dei propri stoccaggi di gas.
Il sito di Ras Laffan è tra i più grandi al mondo per il Gnl. Nelle ultime ore un drone ha centrato un serbatoio d’acqua e, secondo il ministero della Difesa, diversi impianti sono finiti sotto attacco. L’azienda non ha chiarito quanto durerà la sospensione delle attività.
La reazione delle borse è stata immediata. Al Dutch Ttf di Amsterdam i futures hanno superato i 46,15 euro per megawattora, con un balzo del 46% e livelli che non si vedevano da febbraio 2025. Il timore è che lo stop possa ridurre l’offerta in una fase già segnata da forti tensioni.
Il petrolio intanto viaggia verso gli 80 dollari al barile. Dopo l’esplosione del conflitto e la chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del greggio mondiale, i contratti di riferimento sono saliti del 10% in poche ore. Secondo alcuni analisti il prezzo può spingersi fino a 108 dollari, mentre per Federpetroli si può arrivare a 130.
Da Hormuz passa anche una quota rilevante di gas. Goldman Sachs avverte che un blocco prolungato potrebbe più che raddoppiare le quotazioni europee, con un impatto simile a quello visto dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
L’Europa resta fragile: importa oltre metà dell’energia che consuma e nelle ultime settimane aveva beneficiato di un calo dei futures vicino al 20%. Ora lo scenario cambia e Paesi come Turchia e Russia potrebbero approfittare della crisi aumentando le esportazioni.
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