venerdì 14 Agosto 2026

Attentato Ranucci, Valter Lavitola resta in carcere

Il gip respinge i domiciliari, l'imprenditore ammette di aver ordinato l'azione contro la casa di Sigfrido Ranucci

Di Redazione
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Il caso dell’attentato contro Sigfrido Ranucci entra in una nuova fase e, con il passare delle ore, emergono ulteriori elementi destinati ad alimentare gli interrogativi degli investigatori. Valter Lavitola resta in carcere dopo che il di Roma Iole Moricca ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare con gli arresti domiciliari. La decisione arriva dopo l’interrogatorio nel quale l’ ha ammesso di avere avuto un ruolo diretto nell’organizzazione dell’azione contro l’abitazione del giornalista, ma ha fornito una ricostruzione che il giudice considera poco convincente e che, secondo quanto emerge dalle ultime informazioni sull’inchiesta, presenta diversi punti ancora da chiarire.

La di Lavitola cambia lo scenario

Durante l’interrogatorio, Valter Lavitola ha riconosciuto di essere il mandante dell’attentato. L’ammissione rappresenta un passaggio importante nell’inchiesta perché arriva direttamente dall’uomo che gli investigatori accusano di avere organizzato l’azione. Lavitola, tuttavia, ha respinto la ricostruzione secondo la quale avrebbe ordinato l’utilizzo della bomba poi esplosa davanti alla casa di Ranucci. Secondo la versione fornita al gip, avrebbe chiesto a chi doveva compiere l’azione di sparare quattro o cinque colpi contro la villetta. L’imprenditore sostiene quindi di non avere ordinato la preparazione dell’ordigno che nell’ottobre scorso provocò l’esplosione e danneggiò le automobili presenti davanti all’abitazione del giornalista.

La spiegazione di Lavitola non ha però convinto il giudice. L’ordinanza che conferma la permanenza in carcere considera infatti poco credibile la ricostruzione fornita dall’indagato e sottolinea la mancanza di riscontri sufficienti alle sue dichiarazioni. La posizione della difesa puntava anche sulla collaborazione mostrata da Lavitola durante l’interrogatorio e sulla sua ammissione di , ma la Procura ha espresso parere contrario alla concessione dei domiciliari. Il gip ha quindi ritenuto che gli elementi emersi non consentissero di modificare la misura cautelare.

Il movente resta uno dei nodi dell’inchiesta

Proprio il motivo che avrebbe spinto Valter Lavitola a organizzare l’attentato continua a rappresentare uno dei punti più controversi dell’indagine. Lavitola sostiene di avere agito con l’intenzione di proteggere Sigfrido Ranucci e di aumentare il livello di sicurezza intorno al giornalista. La sua versione sostiene quindi che l’azione avrebbe dovuto provocare una reazione delle autorità e portare a una protezione più efficace nei confronti del conduttore di Report.

Gli investigatori, però, stanno verificando anche altri elementi emersi dalle investigative. Tra questi compare il tema di un possibile progetto politico legato a Sigfrido Ranucci e a un eventuale ingresso del giornalista nella politica. Le indagini hanno portato alla luce conversazioni e informazioni relative anche a questa ipotesi, ma non esiste al momento una conclusione definitiva che attribuisca all’attentato un movente politico. La Procura deve ancora ricostruire con precisione la catena decisionale e comprendere quale obiettivo Lavitola intendesse realmente raggiungere.

Ora la Procura vuole ascoltare Ranucci

Le nuove dichiarazioni di Lavitola aprono inoltre un altro fronte dell’inchiesta. La Procura intende approfondire il rapporto tra l’imprenditore e Sigfrido Ranucci e potrebbe ascoltare il giornalista nell’ambito degli . Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, Lavitola avrebbe sostenuto di non escludere che Ranucci, dopo l’attentato, possa avere intuito qualcosa. Il suo legale ha riferito questa circostanza, mentre dalla Procura sono arrivate precisazioni sulla ricostruzione attribuita all’indagato.

Il possibile ascolto di Ranucci assume quindi un’importanza particolare. Gli investigatori dovranno stabilire che cosa il giornalista sapesse prima dell’attentato, quando abbia eventualmente maturato dei sospetti e quali rapporti abbia mantenuto con Lavitola nel periodo precedente e successivo all’esplosione. Questo non significa che Ranucci risulti accusato di avere organizzato o favorito l’attentato: il suo eventuale ascolto rientra negli accertamenti che la Procura sta conducendo per ricostruire ogni dettaglio della vicenda.

e computer possono fornire nuove risposte

Un altro passaggio fondamentale riguarda l’analisi dei dispositivi sequestrati a Valter Lavitola. Cellulari e computer possono infatti fornire agli investigatori elementi utili per verificare le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio e ricostruire contatti, comunicazioni e rapporti con le altre persone coinvolte nell’attentato. La verifica dei dati digitali potrebbe diventare decisiva per stabilire se la versione fornita da Lavitola trova conferme oppure contraddizioni.

Il lavoro degli investigatori dovrà inoltre chiarire la differenza tra l’azione che Lavitola dice di avere ordinato e quella che effettivamente si è verificata davanti all’abitazione di Ranucci. Se l’indagato sostiene di avere chiesto soltanto di sparare contro la villetta, resta da capire chi abbia deciso di utilizzare un ordigno, chi lo abbia materialmente procurato e per quale ragione l’ abbia assunto una forma diversa da quella descritta da Lavitola. Sono proprio queste domande a rendere ancora incompleta la ricostruzione dell’attentato.

Il caso coinvolge anche la Rai e Report

La vicenda continua ad avere conseguenze anche sul piano professionale e istituzionale. Il rapporto personale tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, insieme alle circostanze emerse dall’inchiesta, ha aperto un confronto all’interno della Rai. Il comitato etico dell’azienda sta valutando gli aspetti legati alla vicenda e ai possibili riflessi sull’immagine dell’azienda e di Report, il programma condotto da Ranucci.

Parallelamente, il caso ha alimentato un acceso scontro politico. Alcuni esponenti della hanno chiesto a Ranucci di fare un passo indietro, mentre dalle opposizioni sono arrivate critiche nei confronti di chi tenta di trasformare l’inchiesta giudiziaria in uno strumento di pressione sul programma. La posizione giudiziaria di Ranucci resta comunque distinta da quella di Lavitola e gli accertamenti della Procura dovranno stabilire soltanto sulla base degli elementi raccolti quale ruolo abbiano avuto le diverse persone coinvolte.

Il quadro che emerge oggi presenta dunque ancora numerosi interrogativi. Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato, ma contesta la ricostruzione relativa alla bomba e sostiene di avere ordinato soltanto alcuni spari contro la casa di Ranucci. Il gip ha respinto la richiesta dei domiciliari perché non ha ritenuto sufficientemente credibile questa versione. Ora gli investigatori dovranno confrontare le sue dichiarazioni con gli elementi già raccolti, analizzare i dispositivi sequestrati e ascoltare le persone che possono contribuire a ricostruire la vicenda.

Il vero movente dell’attentato resta quindi ancora da chiarire. La spiegazione della presunta volontà di proteggere Ranucci non ha convinto il gip e gli investigatori continuano a verificare ogni possibile pista. Il prossimo passaggio potrebbe arrivare proprio dall’audizione del giornalista e dall’analisi delle comunicazioni di Lavitola. Da questi elementi potrebbe emergere una ricostruzione più precisa di ciò che accadde prima dell’esplosione e, soprattutto, delle ragioni che portarono all’attacco contro la casa di Sigfrido Ranucci.

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