Roberto Vannacci alza ancora il livello dello scontro. Il nuovo programma di Futuro Nazionale mette insieme una piattaforma fortemente conservatrice che interviene su diritti civili, famiglia, scuola, immigrazione e ruolo delle Forze armate. Sul fronte Lgbt la proposta più vistosa riguarda la televisione: una fascia protetta dalle 6 alle 23 nella quale vietare contenuti definiti dal partito «genderisti» e «omosessualisti» quando potenzialmente visibili dai minori. Per le violazioni si ipotizzano sanzioni fino alla sospensione della licenza. Il problema è evidente: categorie come «genderista» e «omosessualista» non definiscono contenuti secondo criteri giuridici o scientifici. Tradotte in un divieto, rischiano di diventare uno strumento di censura sulla rappresentazione delle persone omosessuali e delle identità di genere.
Minori e transizione
Ancora più radicale la proposta sulla transizione di genere. FnV chiede di vietare ai minorenni interventi chirurgici, trattamenti ormonali e bloccanti della pubertà, anche con il consenso dei genitori, trasformando queste pratiche in un «reato universale», perseguibile in Italia anche se effettuate all’estero. È una proposta che non distingue, nel suo enunciato politico, tra situazioni cliniche differenti e che punta a sostituire con un divieto penale una materia complessa, oggi affrontata attraverso valutazioni mediche individuali e protocolli specialistici. Per gli adulti, invece, gli interventi resterebbero possibili ma senza finanziamento pubblico.
L’attacco alle unioni civili
Il programma propone poi l’abrogazione delle unioni civili e stabilisce che il matrimonio debba essere «l’unico istituto di coppia». L’idea è sostenere esclusivamente la famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna, anche attraverso politiche fiscali e abitative. Ma le unioni civili non sono un’astrazione ideologica: sono un istituto previsto dalla legge italiana dal 2016, con diritti e doveri specifici e non può essere abrogata, in quanto garantisce un diritto fondamentale delle persone. Ce l’ha detto la Corte Costituzionale con la sentenza 138 del 210, e ce lo ha ribadito la Corte Europea dei Diritti Umani nel 2015.
Fare figli come priorità nazionale
Per contrastare la denatalità, Vannacci propone un vero e proprio pacchetto pro-famiglia: quoziente familiare, agevolazioni fiscali crescenti con il numero dei figli, «Reddito di Rinascita» per le madri e «Mutuo Tricolore», con interessi azzerati al terzo figlio. FnV chiede inoltre una deroga strutturale al Patto di stabilità europeo per finanziare le politiche demografiche, considerate prioritarie rispetto a Green Deal e riarmo. Il principio politico è chiaro: utilizzare la leva della spesa pubblica per incentivare un determinato modello familiare e di natalità.
Vita, scuola e militari
Sul fine vita il programma ribadisce il rifiuto dell’eutanasia e dell’«omicidio del consenziente» e difende la vita «dal concepimento alla morte naturale». Anche qui, però, slogan e diritto non coincidono: il sistema italiano riconosce il consenso informato e il diritto del paziente a rifiutare trattamenti sanitari. Sul fronte della sicurezza, il programma porta invece i militari nelle scuole con moduli di educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale e propone di impiegare l’Esercito nelle aree urbane considerate più degradate o criminali.
La destra di Vannacci
Il disegno complessivo è quello di uno Stato più interventista sui comportamenti individuali e più assertivo sul piano identitario: famiglia eterosessuale come modello privilegiato, restrizioni sui percorsi di transizione dei minori, cancellazione delle unioni civili, controllo dei contenuti televisivi e maggiore presenza militare nella società. Più che limitarsi a «difendere la tradizione», il programma propone dunque di modificare leggi e tutele esistenti. Ed è proprio questo il punto da discutere: non le etichette utilizzate da Vannacci, ma quali diritti verrebbero ridotti, quali comportamenti regolati e quale idea di società verrebbe imposta attraverso la legge.
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