La guerra entra nei programmi della Difesa italiana, ma senza passare dal palcoscenico della politica. Mentre ufficialmente si parla soprattutto di generatori e aiuti alla popolazione, il governo Meloni prepara per Kiev una nuova fornitura di sistemi antimissile. Il pacchetto dovrebbe confluire nel tredicesimo Decreto Aiuti e nasce dall’intesa con Parigi per rafforzare rapidamente la protezione delle città ucraine.
Quattro batterie per Kiev
Il cuore del piano sono quattro batterie SAMP/T NG, la versione più avanzata del sistema sviluppato da Italia e Francia. A queste si aggiungeranno sette radar a grande raggio: sei prodotti da Thales e uno da Leonardo. Una rete destinata a intercettare missili balistici, droni e altri ordigni russi, riducendo la dipendenza dai Patriot americani.
Gli Aster presi dagli arsenali
Per rendere operativo subito lo scudo serviranno però le munizioni. Roma sarebbe pronta a prelevare una prima partita di intercettori Aster 30 dalle scorte delle proprie forze armate e a inviarla in Ucraina entro ottobre. Parigi farà qualcosa di analogo, anticipando due batterie che verranno poi ricostituite con i sistemi usciti dalle fabbriche.
Fabbriche anche in Ucraina
Il progetto guarda però oltre l’emergenza. Italia e Francia intendono autorizzare la produzione degli Aster 30 direttamente in Ucraina. Un passaggio strategico che permetterebbe a Kiev di costruire sul proprio territorio parte degli armamenti necessari alla difesa antimissile. I primi contratti potrebbero arrivare già entro settembre.
Tre miliardi, soldi europei
Il valore complessivo dell’operazione dovrebbe sfiorare i tre miliardi di euro e sarebbe coperto dai finanziamenti europei destinati all’Ucraina. Le nuove forniture, comprese quelle di produzione, dovrebbero essere operative entro il 2027. Il risultato sarebbe uno scudo italo-francese composto da sei batterie SAMP/T.
Il fattore politico
Dietro la partita militare c’è però anche quella politica. Tenere il progetto sotto traccia consente al governo di evitare nuove tensioni con la Lega, contraria al sostegno militare a Kiev, e di limitare il peso della concorrenza a destra di Vannacci. Anche per questo il Decreto Aiuti diventa lo strumento ideale per accelerare le procedure e mantenere il massimo riserbo.
Il paradosso di Meloni
L’Italia si prepara così a fornire uno dei contributi più importanti alla difesa aerea ucraina, mentre la premier sceglie di non trasformarlo in una bandiera politica. Un sostegno concreto, ma raccontato il meno possibile: la strada italiana verso il futuro scudo antimissile europeo, il progetto Michelangelo Dome.
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