La pressione americana sull’Iran aumenta su più fronti. Washington ha annunciato una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per informazioni utili a individuare alcuni dei principali esponenti dei Pasdaran. Tra i nomi indicati figurano il leader supremo Mojtaba Khamenei e il capo dell’intelligence Majid Khadem. Secondo il Dipartimento di Stato, i militari iraniani sarebbero responsabili di attacchi contro personale americano e di operazioni informatiche contro infrastrutture statunitensi.
Trump: “Iran al collasso”
Donald Trump continua intanto a esercitare una forte pressione politica su Teheran. Il presidente americano sostiene che il regime iraniano sia ormai “al collasso” e accusa le autorità di non pagare le proprie forze armate e di reprimere con durezza le proteste. La Casa Bianca insiste quindi sulla strategia di massima pressione, mentre resta alta la tensione sul fronte regionale.
Hormuz, annunciata la rimozione delle mine
Un altro punto centrale è lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale del petrolio. Trump ha annunciato che le acque internazionali sono state completamente sminate, avvertendo Teheran che eventuali nuovi tentativi di posizionare mine provocherebbero una risposta militare americana. Per Washington il ritorno alla normalità della navigazione avrebbe anche un’importante ricaduta economica: la ripresa dei traffici potrebbe contribuire a ridurre il prezzo del petrolio e, di conseguenza, quello dei carburanti negli Stati Uniti.
Il consenso interno a Trump cala
La guerra, però, pesa sul presidente anche sul piano politico. Secondo un sondaggio Reuters-Ipsos, soltanto il 31% degli americani approva il conflitto con l’Iran, mentre il consenso complessivo per Trump si attesterebbe al 33%. Il costo della benzina e la crescente stanchezza per la guerra rappresentano quindi fattori delicati in vista delle elezioni di metà mandato.
Pakistan e Qatar tentano la mediazione
Mentre Washington e Teheran mantengono toni duri, sul piano diplomatico si muovono Pakistan, Qatar e Oman. Il capo di stato maggiore pakistano Syed Asim Munir ha incontrato a Teheran il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per discutere il possibile rilancio del dialogo tra Iran e Stati Uniti. Anche Doha sostiene gli sforzi di mediazione e chiede il ritorno a una situazione precedente alla crisi nello Stretto.
Un corridoio per Hormuz
L’Oman sta lavorando a un possibile percorso graduale per ridurre le tensioni. Il ministro degli Esteri Badr Al Busaidi ha discusso con Araghchi anche dell’ipotesi di creare un corridoio temporaneo di navigazione attraverso Hormuz.
La Cina resta un nodo decisivo
Sul fronte economico, Pechino ha definito illegittime le nuove misure americane contro l’Iran e ha annunciato che difenderà i propri interessi. La Cina è infatti il principale acquirente del petrolio iraniano. La sua collaborazione sarà decisiva per capire se la strategia economica di Washington riuscirà davvero a mettere Teheran sotto pressione.
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