giovedì 27 Agosto 2026
Salvini e Meloni

Elezioni anticipate? Salvini spinge per novembre, Meloni guarda alla primavera

Il leader della Lega vuole il voto nell’autunno 2027 e punta al Viminale, ma la premier indica una data: l’11 aprile

Di Redazione
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Matteo Salvini torna a bussare alla porta di Giorgia . La richiesta è chiara: niente , meglio arrivare alla fine della legislatura e portare gli italiani alle urne nell’autunno del 2027. «Votiamo a novembre, conviene a tutti», è il ragionamento che il leader della ripropone alla . Per Salvini il tempo può diventare un alleato. Tredici mesi in più per recuperare nei sondaggi, sperando in un calo dei prezzi dei carburanti e in un ridimensionamento della spinta di Roberto Vannacci. Sullo sfondo ‘è anche un obiettivo personale: tornare al Viminale e giocarsi da ministro dell’Interno la partita del consenso.

Meloni prende tempo

La presidente del Consiglio ascolta, ma non sembra convinta. Soprattutto sull’ipotesi di restituire a Salvini il ministero dell’Interno oggi guidato da Matteo Piantedosi. E anche sulla scadenza autunnale la premier mantiene le distanze. A Palazzo Chigi il calendario viene studiato giorno dopo giorno. La soluzione che prende forma è quella di anticipare le politiche alla primavera, con l’11 aprile 2027 come data considerata più realistica.

Il nodo delle amministrative

Prima, però, bisogna capire se convenga accorpare politiche e amministrative. Nel 2027 saranno chiamate al voto città importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo e Verona. Il rischio, per il centrodestra, è che il centrosinistra possa sfruttare il voto locale per trascinare anche quello . Per questo Palazzo Chigi ha chiesto valutazioni a sondaggisti ed esperti di flussi. La conclusione, secondo le analisi esaminate, è meno preoccupante del previsto: votare nello stesso giorno non garantirebbe automaticamente un vantaggio al centrosinistra. Gli tenderebbero infatti a distinguere tra scelta nazionale e amministrativa.

L’ipotesi dell’11 aprile

Da qui l’idea di un election day. L’11 aprile avrebbe diversi vantaggi: cadrebbe due settimane dopo Pasqua, fissata al 28 marzo, e lascerebbe alcune settimane prima delle amministrative di maggio e giugno. Andare oltre significherebbe invece concentrare in pochi mesi tre appuntamenti elettorali: politiche e due turni per le comunali. Un calendario costoso e politicamente difficile da giustificare.

Marzo non convince

Anche il voto anticipato a marzo è stato preso in considerazione, ma l’ipotesi sembra aver perso quota. Significherebbe chiudere l’esperienza di governo subito dopo la legge di e aprire la fase elettorale a ridosso dell’Epifania, imponendo al Quirinale tempi strettissimi per le consultazioni.

La partita è ancora aperta

La distanza tra Salvini e Meloni, dunque, non è soltanto una questione di calendario. È una partita sugli equilibri della coalizione e sulle condizioni migliori per affrontare le prossime elezioni. Salvini vuole tempo per recuperare terreno. Meloni sembra invece preferire una sfida in primavera, quando il governo può ancora scegliere tempi e campo di gioco.

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