giovedì 27 Agosto 2026
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni ph @ellyschlein su Instagram

Nel Pd è guerra aperta sui gazebo: Speranza frena, Schlein e Conte preparano la corsa

Nel Partito Democratico si riaccende il duello sulle primarie. La sinistra teme una sfida fratricida, ma tra i big dem cresce la convinzione che i gazebo siano la strada obbligata per scegliere il candidato premier

Di Redazione
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Le primarie tornano a dividere il Pd proprio mentre il centrosinistra dovrebbe prepararsi alla partita più importante: costruire una coalizione capace di contendere Palazzo Chigi alla destra. Roberto Speranza rompe gli indugi e mette nero su bianco la sua contrarietà: le primarie “sarebbero un errore politico” e dunque “vanno evitate”. Una posizione che arriva dalla sinistra , ma che non sembra rappresentare l’intero fronte. Anzi, tra i maggiorenti del partito prende corpo l’idea opposta: i gazebo potrebbero essere difficili da evitare.

L’incubo del 2022

Dietro il no alle primarie c’è soprattutto la paura di una interna. Il rischio, osservano diversi parlamentari, è ripetere lo schema dell’autunno 2022, quando Pd e Movimento 5 Stelle arrivarono separati alle , facilitando la vittoria del centrodestra. La sinistra dem precisa che la posizione di Speranza “non sia stata concordata e non sia condivisa”. Il principio, viene ricordato, è semplice: “i modi per selezionare la leadership siano solo due: scegliere il capo del partito che prende un voto in piu’, oppure le primarie e, in questo secondo caso, l’unica candidata possibile e’ Elly Schlein”.

Prodi: “Prima il progetto”

Anche tra i padri nobili del centrosinistra non manca la prudenza. aveva già avvertito che “le primarie sono da ripensare”. Prima dei gazebo, secondo l’ex premier, dovrebbe esserci un progetto comune per tutta la coalizione. Altrimenti, aveva sintetizzato, “e’ come eleggere il capitano della squadra che perde contro la Bosnia”. non boccia il metodo, ma chiede una condizione preliminare: valori condivisi e un programma sul quale costruire l’alleanza. Solo dopo, eventualmente, la sfida per la leadership.

Bettini e il “lodo”

è ancora più netto: “le primarie presentano rischi non da poco”. Il problema sarebbe la difficoltà per il vincitore di “empatizzare” con elettorati diversi e spesso diffidenti. Da qui il suo “lodo”: indicare nel programma una personalità autorevole della cultura o delle istituzioni e rinviare la scelta del premier a dopo il voto, nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica.

Franceschini: “Occasione di mobilitazione”

Dario Franceschini, al contrario, respinge le voci su una sua opera di moral suasion contro le primarie. “Totalmente privo di fondamento”, ha definito il retroscena. E ha ribadito: “in privato e piu’ volte anche pubblicamente, continuo a credere che le primarie siano una grande occasione di mobilitazione democratica oltre che l’unica strada realisticamente possibile perche’ la coalizione individui la comune a premier”.

Schlein-Conte: la partita è già aperta

Al Nazareno la linea resta quella già tracciata: il leader della coalizione sarà scelto dalle primarie oppure dal partito che otterrà un voto in più degli alleati. Il vero problema, però, è il tempo.

Se la nuova legge elettorale arriverà soltanto in autunno inoltrato, il centrosinistra rischia di avere pochi mesi per ricucire le divisioni. La corsa alla leadership, con Elly Schlein e Giuseppe Conte già protagonisti del confronto politico, è di fatto iniziata. E nel Pd qualcuno osserva: nelle dove il centrosinistra ha vinto non ci sono state primarie. La domanda, allora, è inevitabile: se ha funzionato lì, perché non provarci anche a livello ?

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