(Adnkronos) – E’ morto in un ospedale dell’Aia Ratko Mladic, ex comandante militare dei serbo-bosniaci condannato all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Mladic, 84 anni, aveva subito diversi ictus. Mladic era stato soprannominato il ‘macellaio di Bosnia‘ per il suo ruolo nella strage di Srebrenica del 1995, uno degli episodi più drammatici della guerra in Bosnia.
Un tribunale delle Nazioni Unite ha confermato la morte di Mladic, comunicando che è deceduto in un ospedale all’Aia nelle prime ore di oggi e ha aperto un’indagine approfondita sulle circostanze della sua morte. “Mladic è morto oggi mentre era ricoverato in un ospedale all’Aia”, sottolinea l’International Residual Mechanism for Criminal Tribunals (Irmct). La giudice Graciela Gatti Santana ha ordinato “un’indagine completa sulle circostanze” della sua morte.
Il massacro di Srebrenica causò più di 8mila morti ed è considerato il più atroce episodio di guerra in Europa dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Mladic era il comandante delle truppe serbo-bosniache che attaccarono la città e vi entrarono l’11 luglio 1995 al terzo anno della guerra di Bosnia. I crimini di guerra che furono compiuti a Srebrenica figurano fra le principali imputazioni a carico di Mladic nel processo al Tribunale per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia.
La città era una enclave creata dall’Onu a tutela della popolazione musulmano-bosniaca ed era protetta da 850 caschi blu olandesi. Ma questi non furono in grado di opporsi all’avanzata di Mladic e finirono per consegnargli la città. Molti degli abitanti caddero nel disperato tentativo di opporsi all’attacco, diversi altri fuggirono nei boschi.
Quando le forze serbo-bosniache entrarono a Srebrenica, gli uomini fra i 14 e i 65 anni furono separati dal resto degli abitanti. Mladic aveva assicurato che avrebbero avuto la vita salva, ma molti furono giustiziati nelle piazze. Gli altri furono portati via a bordo di camion e non fecero più ritorno. Si ritiene che siano stati uccisi nei boschi e sepolti in fosse comuni. Le donne, fra cui diverse vittime di stupri, abbandonarono la città con i vecchi e i bambini e si diressero a piedi verso Tuzla dove arrivarono dopo giorni di cammino. Secondo i dati ufficiali, le vittime del massacro furono 8.372, ma alcune stime arrivano fino a 10mila morti.
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