Il 4 settembre Giorgia Meloni salirà sul palco di Bari per celebrare il governo più longevo della storia repubblicana. Il claim è già pronto: «Il governo più stabile della destra è anche l’opposizione più longeva della sinistra». Una frase buona per scaldare le truppe e lanciare la prossima sfida elettorale: «Avremo ancora la maggioranza e riconquisteremo Palazzo Chigi». Il problema è che, mentre la maggioranza prepara la festa, la realtà prepara il conto.
La legge elettorale
Il primo conto arriva dal Parlamento. Il primo settembre riprenderanno i lavori e in Commissione Affari costituzionali del Senato entrerà nel vivo il confronto sulla nuova legge elettorale. Preferenze, alternanza di genere e ballottaggio sono ancora nodi aperti. E Lega e Forza Italia non sembrano disposte a concedere una cambiale in bianco a Fratelli d’Italia. La domanda è semplice: il cosiddetto Melonellum arriverà davvero all’approvazione entro ottobre? Da Fratelli d’Italia si è già precisato che «non è la legge Meloni, è una legge di iniziativa parlamentare». Un distinguo che potrebbe diventare anche una polizza assicurativa: se il progetto salta, la responsabilità sarà del Parlamento.
Il conto del carburante
Poi c’è il caro carburante. Nel pieno del controesodo, milioni di italiani si troveranno a fare i conti con rincari destinati a pesare sulle famiglie. E Meloni, dal palco di Bari, dovrà spiegare anche quale sarà la misura strutturale annunciata per il 6 settembre, con l’ipotesi di un maggiore prelievo su banche e società energetiche. È uno dei dossier che da settimane divide la maggioranza. Da una parte Matteo Salvini, dall’altra Antonio Tajani. In mezzo Giancarlo Giorgetti, preoccupato soprattutto di non perdere il controllo di spesa pubblica e debito. Difficile presentarsi alla festa della stabilità senza parlare delle crepe della stabilità.
La guerra che non si può raccontare a metà
Ancora più complicato il capitolo della difesa. La narrazione degli «aiuti civili, umanitari e generatori elettrici» destinati a Kiev non regge davanti ai dodici pacchetti di aiuti militari e civili approvati dal Parlamento in forma secretata dal 2022. Il tredicesimo pacchetto è in arrivo e comprende sistemi antimissile, oltre a licenze e brevetti per la produzione di sistemi d’arma. Tra le dotazioni indicate ci sono batterie Samp-T, radar, fregate Fremm, unità navali Vulcano, mezzi blindati e sistemi antidrone.
Il nodo del Safe
E poi c’è il Safe, il fondo europeo da 150 miliardi per finanziare la sicurezza e la difesa. L’Italia ha chiesto un prestito di 8,9 miliardi sui 14 disponibili. Tajani ha detto: «Abbiamo preso solo 9 miliardi perché non vogliamo sottrarre risorse alla sanità e altre voci della spesa sociale». Ma i fondi Safe sono destinati alla difesa, non alla sanità. Il ministro Crosetto difende la scelta. Claudio Borghi, della Lega, replica: «Le priorità sono altre». Crosetto risponde: «Stupisce che non si capisca la gravità della situazione».
Il 4 settembre
Eccolo, dunque, il paradosso della festa di Bari: Meloni celebrerà la longevità del governo proprio mentre dovrà affrontare i dossier capaci di mettere alla prova la sua maggioranza. Legge elettorale, rincari, tasse, armi, Kiev, Safe. Il governo più longevo può certamente festeggiare. Ma il 4 settembre rischia di scoprire che durare a lungo e governare senza contraddizioni sono due cose molto diverse.
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