Dal suo resort irlandese di Doonbeg, Donald Trump liquida le crescenti richieste di moratoria sullo sviluppo dei sistemi avanzati di intelligenza artificiale. «Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno», taglia corto il presidente americano. Il tycoon respinge l’allarme lanciato da Dario Amodei di Anthropic, secondo cui l’espansione esponenziale della tecnologia rischia, nel giro di 6-12 mesi, di prendere il controllo dell’intera rete. Per la Casa Bianca l’imperativo geostrategico resta superare Pechino: «Siamo il Paese più avanzato al mondo. E francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto. L’ho coniata io ed è vera, chi vince prende tutto».
Il rinvio di OpenAI e il fronte della Silicon Valley
Se Washington tira dritto, i colossi del settore tirano il freno a mano. L’appello di Amodei per rallentare a livello globale l’addestramento dei modelli più potenti ha raccolto il sostegno di Elon Musk e Sam Altman. Il CEO di OpenAI ha persino annunciato lo slittamento dell’Ipo a Wall Street: «Ci concentreremo sulla sicurezza. Non sarebbe il momento opportuno per quotarsi in Borsa: direi che non avverrà nel 2026». Ad alimentare il clima d’ansia contribuiscono i timori sui tentativi di attacco da parte dell’Iran e gli addii dei ricercatori di Google e Anthropic, che la scorsa settimana hanno profetizzato rischi catastrofici entro la fine del decennio.
Il dilemma del Congresso tra sicurezza e concorrenza
Il dibattito si sposta ora sulle aule di Capitol Hill, dove il Congresso appare diviso tra la tutela dell’ordine pubblico e la competizione geopolitica. «Non possiamo imporre una moratoria, perché la Cina ci supererebbe, ed è proprio questa la sfida», ha precisato lo speaker repubblicano della Camera Mike Johnson, preannunciando un vertice imminente con Amodei, Musk e Altman per portarli alla Casa Bianca. Intanto David Sacks, co-presidente del Council of Advisors on Science and Technology, punge le aziende invitandole a dimostrare nei fatti che la loro «preoccupazione per la sicurezza è sincera», invece di trasformarla in un pretesto per ottenere leggi protettive contro i concorrenti.
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