«La nostra gente non può essere intimidita fino alla sottomissione, l’Iran non si arrenderà». Con queste parole il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riassunto la linea d’acciaio adottata da Teheran di fronte all’inasprirsi delle ostilità con gli Stati Uniti e Israele. Una fermezza declinata sia sul campo di battaglia che nei complessi intrecci della diplomazia globale. Ieri un attacco contro un mercantile battezzato con bandiera iraniana nei pressi dello Stretto di Hormuz, al largo dell’isola di Qeshm, ha provocato un morto e quattro feriti, riaccendendo la tensione nell’arteria energetica del pianeta. Il governatore locale punta il dito contro un «nemico terrorista», mentre Donald Trump svicola sul coinvolgimento americano e dichiara: «non voglio dirlo».
Il congelamento della diplomazia in Oman
L’episodio navale ha fatto svanire le speranze di una mediazione imminente. Le autorità dell’Oman hanno confermato il rinvio a data da destinarsi del vertice d’emergenza sulla sicurezza della navigazione, scaturito da una richiesta esplicita delle cancellerie arabe timorose di incrinare l’asse strategico con Washington. Nonostante lo stallo, Trump mostra sicurezza ed è convinto che la strategia della massima pressione stia funzionando: «L’Iran vuole disperatamente fare un accordo, continuano a chiamare». Il tycoon ipotizza persino che il conflitto si concluderà «subito dopo le elezioni di metà mandato» e che i prezzi del carburante «crolleranno come un sasso».
Le critiche del Congresso e l’offensiva Houthi sul Mar Rosso
L’ottimismo della Casa Bianca si scontra con le critiche del Congresso statunitense. Il senatore democratico Chris Murphy evidenzia come l’eliminazione dei vertici iraniani abbia finito per «rafforzare le fazioni più radicali a Teheran, desiderose di ulteriore guerra e dell’arma nucleare». Intanto il fronte meridionale si surriscalda: gli Houthi hanno conquistato la città portuale di al-Makha (Mocha), consolidando il controllo sullo stretto di Bab al-Mandeb. Si tratta del passaggio chiave del Mar Rosso usato dall’Arabia Saudita per esportare greggio ed ovviare al blocco di Hormuz, mossa che ha scatenato la controffensiva delle forze yemenite e saudite tra raid aerei e lanci di droni.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()





