I servizi segreti della Federazione Russa avevano allestito una rete globale destinata a compiere omicidi mirati e atti di terrorismo sul suolo americano e nei Paesi europei schierati al fianco dell’Ucraina. La denuncia, resa pubblica presso il tribunale federale di Manhattan dall’Fbi, ha portato all’incriminazione di cinque persone, attualmente latitanti. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’organizzazione rispondeva direttamente all’apparato statale di Mosca con il preciso compito di condurre operazioni d’attacco ed eliminazioni fisiche all’estero, coordinando e finanziando sul campo cellule operative composte da reclute locali.
Dalla caccia ai dissidenti agli attacchi alle nazioni alleate
Se in una prima fase l’attività investigativa ha individuato il raggio d’azione della rete attorno al monitoraggio e all’eliminazione di dissidenti e disertori russi riparati all’estero, di recente il bersaglio si è allargato. L’atto d’accusa evidenzia come l’intelligence russa abbia iniziato a prendere di mira infrastrutture civili e militari dei Paesi considerati alleati di Kiev. Durante l’estate, i membri del gruppo tentarono il reclutamento di residenti negli Stati Uniti offrendo denaro per sorvegliare e poi assassinare un noto oppositore del regime di Putin residente sul territorio americano, sollecitando al contempo azioni di sabotaggio e terrore in Europa.
Il blitz preventivo delle autorità di Washington
L’intervento tempestivo delle agenzie federali ha consentito di disarticolare il piano prima che le azioni criminose venissero portate a compimento. James Barnacle Jr., a capo dell’ufficio Fbi di New York, e Darren Cox, dirigente della sede di Washington Dc, hanno confermato che la minaccia è stata disinnescata grazie all’azione congiunta dei vari uffici territoriali. Gli inquirenti sottolineano come la tempestività dell’operazione abbia impedito che la capitale statunitense e altre nazioni occidentali diventassero teatro di sanguinosi atti di violenza politica commissionati dal governo russo.
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