mercoledì 16 Settembre 2026

Meloni come Cetto La Qualunque: via il bollo auto nel 2027, l’anno delle elezioni

Il Consiglio dei ministri azzera il tributo sulle auto fino a 80 kW e sui motocicli per il 2027. La premier Meloni parla di svolta contro la patrimoniale, ma Bonelli (AVS), Tridico e Baldino (M5s) smascherano il bluff: «A dicembre definiva la norma da Cetto La Qualunque, ora la copia per marchetta elettorale a fine legislatura». Il Pd denuncia l'attacco alle casse delle Regioni

Di Redazione
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Il Consiglio dei approva a sorpresa l’azzeramento del bollo auto per il 2027, limitato ai veicoli di piccola e potenza fino a 80 kW e alle moto, con l’inquadramento di un solo mezzo a cittadino. Una misura che coinvolge il 70% del parco circolante, pari a circa 14,5 milioni di veicoli. La premier Giorgia rivendica subito sui social l’avvio della con toni trionfalistici: «Cancelliamo una delle tasse più odiate dagli . Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà». Le arrivano dal taglio dei fondi sul caro carburanti, trasformando un sostegno contro l’inflazione in uno spot fiscale di fine legislatura.

M5s e AVS all’attacco: «Meloni copia la norma che sbeffeggiava»

L’annuncio ha scatenato la reazione immediata delle opposizioni, che accusano la premier di palese ipocrisia politica. Non solo Angelo Bonelli (AVS) ha bollato il provvedimento come «una norma alla Cetto La Qualunque», ma il Movimento 5 Stelle ha fatto tremare i social ricordando i . Pasquale Tridico e la vicepresidente M5s Vittoria Baldino hanno ripescato le dichiarazioni della Meloni del dicembre 2025, quando definì l’esenzione del bollo proposta da Tridico in Calabria proprio «roba da Cetto La Qualunque». «In politica vale tutto e il suo contrario — ha attaccato Tridico —. Noi volevamo sostenere il ceto medio con respiro lungo, lei lo fa a fine legislatura per un solo anno per coprire quattro anni di disastri». Gli fa eco Baldino: «Quando una proposta è del M5s viene bollata come populismo, poi la copiano. Chi è Cetto La Qualunque adesso?».

L’allarme del Pd: «Un gioco di prestigio che devasta i bilanci regionali»

Oltre al cortocircuito politico, la misura apre una falla spaventosa nei bilanci locali. Dal Pd Veneto, il capogruppo Manildo affonda il colpo denunciando la contraddizione con la dell’autonomia: «Alla faccia delle intese, il governo toglie una colonna portante delle entrate regionali. Si sbandiera l’autonomia e poi si svuotano le casse da Roma per incassare un plauso immediato». Il rischio compensazioni a carico dello Stato fa tremare le Regioni — con la sola amministrazione veneta che perde 600 milioni di introiti diretti destinati a e sanità —, trasformando lo spot elettorale della premier in un potenziale boomerang per i servizi essenziali dei cittadini.

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