Il Consiglio dei ministri approva a sorpresa l’azzeramento del bollo auto per il 2027, limitato ai veicoli di piccola e media potenza fino a 80 kW e alle moto, con l’inquadramento di un solo mezzo a cittadino. Una misura che coinvolge il 70% del parco circolante, pari a circa 14,5 milioni di veicoli. La premier Giorgia Meloni rivendica subito sui social l’avvio della campagna elettorale con toni trionfalistici: «Cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani. Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà». Le risorse arrivano dal taglio dei fondi sul caro carburanti, trasformando un sostegno contro l’inflazione in uno spot fiscale di fine legislatura.
M5s e AVS all’attacco: «Meloni copia la norma che sbeffeggiava»
L’annuncio ha scatenato la reazione immediata delle opposizioni, che accusano la premier di palese ipocrisia politica. Non solo Angelo Bonelli (AVS) ha bollato il provvedimento come «una norma alla Cetto La Qualunque», ma il Movimento 5 Stelle ha fatto tremare i social ricordando i precedenti. Pasquale Tridico e la vicepresidente M5s Vittoria Baldino hanno ripescato le dichiarazioni della Meloni del dicembre 2025, quando definì l’esenzione del bollo proposta da Tridico in Calabria proprio «roba da Cetto La Qualunque». «In politica vale tutto e il suo contrario — ha attaccato Tridico —. Noi volevamo sostenere il ceto medio con respiro lungo, lei lo fa a fine legislatura per un solo anno per coprire quattro anni di disastri». Gli fa eco Baldino: «Quando una proposta è del M5s viene bollata come populismo, poi la copiano. Chi è Cetto La Qualunque adesso?».
L’allarme del Pd: «Un gioco di prestigio che devasta i bilanci regionali»
Oltre al cortocircuito politico, la misura apre una falla spaventosa nei bilanci locali. Dal Pd Veneto, il capogruppo Giovanni Manildo affonda il colpo denunciando la contraddizione con la bandiera dell’autonomia: «Alla faccia delle intese, il governo toglie una colonna portante delle entrate regionali. Si sbandiera l’autonomia e poi si svuotano le casse da Roma per incassare un plauso immediato». Il rischio compensazioni a carico dello Stato fa tremare le Regioni — con la sola amministrazione veneta che perde 600 milioni di introiti diretti destinati a trasporti e sanità —, trasformando lo spot elettorale della premier in un potenziale boomerang per i servizi essenziali dei cittadini.





