venerdì 18 Settembre 2026
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Salari italiani in calo: oggi si guadagna meno che nel 1990

I prezzi delle abitazioni aumentano ancora nel 2026, mentre il confronto con oltre trent’anni fa mostra una perdita delle retribuzioni reali e rende più difficile sostenere il costo di una casa

Di Sharon Costa
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Comprare casa in Italia richiede oggi uno sforzo economico sempre maggiore. Nel secondo trimestre del 2026 i delle abitazioni hanno registrato una del 4% rispetto allo stesso dell’anno precedente. Allo stesso tempo, il confronto con l’inizio degli anni Novanta mostra una situazione molto diversa sul fronte dei redditi: le retribuzioni, una volta considerato l’effetto dell’inflazione, non hanno seguito una crescita sufficiente a mantenere invariato il potere d’acquisto dei lavoratori. Il risultato è un divario sempre più evidente tra il costo di un’abitazione e la capacità economica di chi vive del proprio .

I dati più recenti sul mercato immobiliare indicano che la tendenza al rialzo non riguarda soltanto alcune grandi città. L’aumento interessa il mercato nazionale e coinvolge sia le abitazioni nuove sia quelle già esistenti. Nel secondo trimestre del 2026 le abitazioni nuove hanno registrato una crescita dei prezzi superiore rispetto agli esistenti, mentre anche il comparto delle case già costruite ha continuato a segnare un incremento significativo. La dinamica conferma una fase nella quale il valore degli immobili continua a muoversi verso l’alto, nonostante le condizioni economiche delle famiglie rimangano molto diverse rispetto a quelle di alcuni decenni fa.

Il mercato immobiliare continua a crescere

La crescita dei prezzi delle abitazioni rappresenta uno degli elementi più importanti del quadro economico attuale. Nel secondo trimestre del 2026 l’incremento annuo ha raggiunto il 4%, con una crescita dell’1,7% anche rispetto al trimestre precedente. Il dato conferma quindi che il mercato residenziale mantiene una dinamica positiva sul fronte dei valori immobiliari.

La situazione cambia sensibilmente a seconda della tipologia dell’immobile. Le abitazioni nuove hanno registrato un aumento annuo del 5%, mentre quelle già esistenti hanno segnato una crescita del 3,7%. La differenza riflette anche l’andamento dei legati alla costruzione, alla disponibilità degli immobili e alla domanda presente nelle diverse aree del Paese. Per chi deve acquistare una casa, tuttavia, l’effetto finale resta quello di un esborso maggiore rispetto a un anno fa.

Anche le compravendite hanno mostrato segnali di crescita. Nel secondo trimestre del 2026 il numero delle abitazioni acquistate e vendute è aumentato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mercato, quindi, non presenta soltanto prezzi più elevati, ma conserva anche una domanda capace di sostenere le transazioni immobiliari.

Il problema degli stipendi reali

Il quadro diventa ancora più significativo quando si guarda all’andamento delle retribuzioni nel lungo periodo. L’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio sulle retribuzioni dei dipendenti privati evidenzia una diminuzione della retribuzione media lorda reale tra il 1990 e il 2026. Considerando l’effetto dell’inflazione, la retribuzione media lorda reale risulta diminuita del 6,6% nell’intero periodo considerato.

Il termine “reale” assume un’importanza fondamentale. Uno stipendio può infatti aumentare in termini nominali senza garantire automaticamente una maggiore capacità di acquisto. Se nel frattempo aumentano prezzi di , , abitazioni, energia e altri costi quotidiani, una crescita dello stipendio può non compensare l’aumento generale del costo della vita. Per questo motivo il confronto tra retribuzioni nominali e retribuzioni reali produce risultati differenti.

L’analisi evidenzia inoltre forti differenze tra i lavoratori. La diminuzione non ha infatti interessato tutte le fasce salariali nello stesso modo. Nel periodo analizzato, le retribuzioni collocate nella parte più bassa della distribuzione hanno registrato una contrazione molto più marcata rispetto a quelle dei lavoratori con redditi più elevati. La distanza tra le diverse fasce retributive è quindi aumentata nel corso dei decenni.

Dal 1990 a oggi è cambiato il potere d’acquisto

Il confronto con il 1990 permette di osservare una trasformazione che va oltre il semplice prezzo della casa. In oltre trent’anni sono cambiati il mercato del lavoro, la struttura delle famiglie, le tipologie contrattuali e la composizione dell’occupazione. Anche il peso del lavoro part-time è aumentato e questo elemento incide sulla lettura delle retribuzioni annuali.

Secondo l’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio, le differenze risultano evidenti anche tra i diversi settori economici. Industria e costruzioni hanno seguito una dinamica retributiva differente rispetto ai servizi, dove la crescita dei salari reali ha incontrato maggiori difficoltà. Non esiste quindi un unico andamento valido per tutti i lavoratori italiani, perché settore, qualifica, tipologia contrattuale e posizione nella distribuzione dei redditi producono risultati differenti.

Il confronto internazionale aggiunge un ulteriore elemento. I dati dell’Ocse mostrano che le retribuzioni reali italiane hanno avuto una dinamica particolarmente debole nel lungo periodo rispetto a quella registrata in numerosi altri Paesi avanzati. Anche gli anni successivi alla pandemia hanno lasciato conseguenze importanti sul potere d’acquisto, soprattutto dopo la forte accelerazione dell’inflazione.

Casa e , una distanza sempre più importante

Mettere insieme i due fenomeni non significa stabilire che l’aumento dei prezzi delle abitazioni dipenda direttamente dall’andamento degli stipendi. Si tratta di dinamiche economiche differenti. Tuttavia, per una famiglia che deve acquistare un immobile, entrambe incidono concretamente sulla capacità di sostenere la spesa.

Quando il prezzo di una casa aumenta, cresce la somma necessaria per acquistare l’immobile oppure aumenta l’importo che l’acquirente deve finanziare attraverso un mutuo. Se contemporaneamente il reddito disponibile cresce lentamente rispetto al costo della vita, diventa più difficile accumulare risparmi sufficienti per l’anticipo e affrontare tutte le spese collegate alla compravendita.

La situazione pesa soprattutto sulle persone che non possono contare su grandi risparmi familiari o su altre forme di patrimonio. Per queste categorie il rapporto tra stipendio e prezzo della casa assume un’importanza decisiva. Non conta soltanto quanto costa un immobile, ma anche quanto reddito rimane disponibile dopo aver sostenuto le spese quotidiane.

Il quadro del 2026 racconta quindi due tendenze che meritano attenzione. Da una parte il mercato immobiliare continua a registrare dei prezzi, con le abitazioni che costano in media più dell’anno precedente. Dall’altra, il confronto storico delle retribuzioni reali mostra che il potere d’acquisto degli stipendi italiani non ha mantenuto una crescita costante negli ultimi decenni.

Per chi oggi cerca una casa, il problema diventa dunque più complesso rispetto al semplice prezzo indicato negli annunci immobiliari. Il costo dell’abitazione deve essere rapportato alla capacità effettiva di guadagno e di risparmio delle famiglie. Ed è proprio questo rapporto tra patrimonio immobiliare, redditi da lavoro e costo della vita a rappresentare uno dei nodi economici più rilevanti dell’Italia contemporanea.

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