venerdì 18 Settembre 2026

Dai Pokémon alle Winx. Mentre l’industria affonda, il ministro del Made in Italy emette francobolli

Tra la crisi dell'ex Ilva, i tavoli aziendali bloccati e il crollo dell'automotive, Adolfo Urso si dedica a una sterminata produzione filatelica. Un'agenda surreale che va dai fumetti ai martiri politici, mentre l'economia reale attende risposte

Di Redazione
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Sullo sfondo di una crisi economica che colpisce i settori chiave del Paese, l’azione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sembra aver smarrito l’ordine delle priorità. Tra i corridoi di Palazzo Chigi e via della Scrofa, l’insoddisfazione per la gestione del ministro Adolfo Urso è ormai un dato conclamato. I nodi della industriale restano irrisolti: dalla gestione fallimentare dell’ex al destino incerto dell’automotive, fino ai tavoli di crisi aziendali aperti in tutta Italia. Di fronte a tanta complessità, la strategia del ministero pare essersi assestata su una sorta di “immobilità tonica”, un tentativo di sparire dai radar per evitare di rispondere del vuoto di .

L’ossessione filatelica: dai Pokémon alla Pimpa

‘è tuttavia un ambito in cui l’operosità di Urso non conosce sosta: la filatelia. Mentre le fabbriche rischiano la chiusura e la produzione industriale mostra segni di cedimento, il ministro ha presenziato e firmato un numero record di emissioni di nuovi francobolli, superando la soglia delle trecento targhe celebrative. Un’iperattività che ha affiancati simboli storici, commemorazioni ideologiche come quella per Sergio Ramelli e icone della . Piuttosto che concentrare l’agenda ministeriale sulla transizione 5.0 o sui sostegni alla produzione, il dicastero ha sfornato francobolli dedicati ai Pokémon, alle Winx, a Goldrake, fino alla Ciao Mamma di Jovanotti.

Commemorare invece di produrre: l’amara eredità

La galleria di scatti che ritraggono il ministro sorridente accanto a riproduzioni giganti di francobolli rivela un cortocircuito istituzionale. In un Paese che attende interventi strutturali per l’energia, il lavoro e l’, il dicastero del Made in Italy sembra aver sostituito la politica industriale con la celebrazione iconografica. Invece di produrre, si commemora; invece di esportare merci e tutelare l’, si affranca. Di fronte alle proteste degli operai e all’incertezza degli imprenditori, l’eredità di questa gestione rischia di essere affidata soltanto a un album da collezione, mentre i nodi dell’economia reale continuano a venire al pettine.

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