lunedì 2 Novembre 2026

Primarie del campo largo, il rebus dei candidati: Schlein dice no al «doppio nome» del Pd

Mentre l'opposizione valuta i tempi per l'incoronazione del leader della coalizione, esplode il nodo della minoranza democratica. La segretaria punta al duello diretto con Conte e frena sull'ipotesi Gori, sostenuto dai riformisti e da Renzi

Di Redazione
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Il meccanismo delle primarie del e del «campo largo» comincia a scaldare i motori, ma al Nazareno si apre una spaccatura tattica. L’ del spinge per schierare ai gazebo un proprio di bandiera insieme a Elly , per intercettare l’elettorato moderato al primo turno. Il profilo più accreditato è quello dell’eurodeputato Giorgio Gori, sul quale convergerebbe con favore anche Matteo Renzi con Casa Riformista. Tuttavia, la segretaria dem è fermamente contraria: la deroga statutaria necessaria per permettere due candidature dello stesso partito non rientra nei suoi piani, nel timore di disperdere voti e indebolire l’immagine di una leadership solida.

Il duello diretto con Conte e i timori delle alleanze

L’obiettivo prioritario di Schlein rimane la sfida bipolare diretta con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Una corsa a due semplificherebbe la competizione ed eviterebbe lo scoglio del secondo turno, sgradito ai vertici pentastellati. La partita, però, scombussola gli equilibri con le altre forze della coalizione. Verdi-Sinistra si trova in un vicolo cieco: schierare uno tra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni incrinerebbe l’asse interno, mentre rinunciare a un proprio nome significherebbe restare schiacciati dalla morsa tra Pd e .

L’incognita centrista e l’ombra del logoramento

Anche nel fronte centrista le acque restano agitate. Dopo il rifiuto di Silvia Salis, l’area di Renzi resta alla ricerca di una figura di peso. L’ipotesi Gori vedrebbe d’accordo diversi settori, ma senza il via del Pd l’ex di Bergamo sarebbe costretto a una scelta drastica fuori dal partito. Sullo sfondo restano i dubbi sulla data delle consultazioni: fissare l’appuntamento ai gazebo senza una certezza sulla nuova e sui tempi delle urne rischia solo di esporre il futuro candidato premier a un prematuro logoramento politico.

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