Nonostante la richiesta esplicita formulata durante la convention di partito a Dallas — dove aveva esortato i militanti a “fare finta che sulla scheda elettorale ci sia il mio nome” —, l’appello di Donald Trump è rimasto inascoltato dai candidati del Partito Repubblicano. In vista delle cruciali elezioni di midterm, la figura e il nome del presidente degli Stati Uniti ricoprono un ruolo del tutto marginale nella propaganda televisiva del GOP.
A rivelare la tendenza è un’analisi condotta da Cnn sui dati della società di monitoraggio AdImpact: nella prima metà di settembre, i Repubblicani hanno trasmesso appena 12 spot televisivi incentrati sul presidente, per un investimento complessivo che sfiora il milione di dollari. Si tratta di una frazione irrisoria rispetto agli oltre 500 annunci pubblicitari prodotti dallo stesso schieramento nello stesso arco di tempo, per un valore totale che supera i 160 milioni di dollari.
Paradosso democratico: l’opposizione invoca il nome del presidente
Il vero paradosso di questa campagna elettorale risiede nel fatto che sono i Democratici a citare Donald Trump con una frequenza decisamente maggiore rispetto ai suoi stessi compagni di partito. Per l’opposizione, infatti, legare i candidati repubblicani alle politiche della Casa Bianca rappresenta la carta vincente per mobilitare l’elettorato.
A spingere i Repubblicani a nascondere il proprio leader è il drastico calo di popolarità: il tasso di gradimento nazionale di Trump è attualmente fermo al 36%, secondo la media dei sondaggi esaminati dall’emittente statunitense. Una cifra che trasforma la figura del presidente in un vero e proprio zavorra politica, specialmente nei collegi moderati e contendibili.
La tattica dei consulenti: attacco ai Democratici anziché difesa della Casa Bianca
Diversi esperti e consulenti di comunicazione del GOP hanno confermato alla Cnn che la strategia più efficace per blindare la maggioranza al Senato non consiste nel mostrare il volto del presidente, bensì nel demolire la credibilità degli avversari. L’obiettivo strategico è ritrarre i candidati democratici come radicali e inaccettabili agli occhi degli elettori indipendenti.
«A questo punto, il presidente non rappresenta né il messaggio né il testimonial ideale per noi», ha confidato anonimamente uno stratega repubblicano per evitare di incrinare i rapporti con la Casa Bianca. Una scelta pragmaticamente spietata: per salvare il Congresso, la leadership del partito ha preferito mettere in ombra l’uomo che lo guida.





