Un unico provvedimento organico per riscrivere le regole d’accesso, sicurezza e inclusione nelle aule italiane. Il Consiglio dei Ministri ha esaminato la bozza del nuovo decreto scuola proposto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Un testo articolato che introduce misure vincolanti sulla composizione delle classi, divieti sul vestiario religioso integrale e importanti risorse finanziarie per il potenziamento linguistico e il diritto allo studio.
Tetto del 30%, deroghe e divieto di velo integrale
La misura cardine riguarda la presenza di studenti non italofoni provenienti dall’estero nelle classi prime: dall’anno scolastico 2027/2028 scatta il limite massimo del 30% per aula. Il parametro non si basa sulla cittadinanza, ma sulla reale padronanza della lingua. Su sollecitazione del Quirinale, il decreto introduce deroghe per chi ha già frequentato cicli scolastici in Italia o dove manchino istituti di prossimità. A supporto delle scuole rientranti nelle eccezioni, il governo stanzia 3,4 milioni nel 2027 e 14,1 milioni dal 2028 per corsi di alfabetizzazione.
Il testo vieta inoltre l’uso di burqa e niqab nelle strutture scolastiche, prevedendo sanzioni da 200 a 1.000 euro per i genitori. Sul fronte delle riforme strutturali, gli istituti tecnici e professionali cambieranno nome in “licei”, viene inserito il latino facoltativo alle medie dal 2027/2028 e si innalza a 40mila euro la soglia ISEE per i contributi sui libri di testo.
Reazioni politiche: M5S e PD all’attacco
Le reazioni dell’opposizione non si sono fatte attendere, trasformando il decreto in uno scontro politico aperto. La vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, ha denunciato una palese contraddizione di fondo: «Non è una questione di stranieri, ma di ricchi e poveri. Da una parte il Governo programma l’ingresso di 450mila lavoratori con il decreto flussi perché servono alle imprese; dall’altra ci dice che i loro figli sono “troppi” e possono essere allontanati dalla Scuola. È una misura usata per coprire i dati Istat e l’aumento del ticket sanitario».
Altrettanto dura la capogruppo del Partito Democratico alla Camera, Chiara Braga, che bolla il provvedimento come «inutile, inefficace e inaccettabile». «In un Paese con il 10% di dispersione scolastica, il governo emana un decreto per discriminare e colpire i minori. Potevano fare tante cose per la scuola: hanno scelto la via della demagogia e della cattiveria sulla pelle dei più piccoli».





