La disponibilità dei medicinali in Italia non può più essere considerata un dato automatico. Le trasformazioni della filiera farmaceutica internazionale, la forte concentrazione della produzione dei principi attivi in Asia, le tensioni geopolitiche, le politiche commerciali internazionali e il fenomeno delle esportazioni parallele stanno infatti modificando gli equilibri del mercato. Può così accadere che un paziente entri in farmacia e scopra che il medicinale prescritto non è temporaneamente disponibile.
Secondo i dati pubblicati da Aifa, a settembre 2026 risultano circa 2.500 medicinali inseriti negli elenchi dei farmaci temporaneamente carenti. Il dato va però interpretato considerando che sul mercato italiano sono autorizzati e commercializzati oltre ventimila medicinali. Inoltre, nell’elenco figurano sia prodotti molto utilizzati e quindi caratterizzati da una domanda elevata, sia medicinali meno diffusi che nel tempo hanno lasciato spazio a terapie più recenti.
Quanti farmaci non hanno un equivalente
Il dossier dell’Agenzia italiana del farmaco ridimensiona in parte la portata del fenomeno attraverso un elemento particolarmente importante: soltanto un medicinale carente su cinque non dispone di un equivalente. Per equivalente si intende un farmaco che presenta lo stesso principio attivo, lo stesso dosaggio, la stessa forma farmaceutica e la stessa via di somministrazione.
“Dei circa 2.500 medicinali carenti, soltanto uno su cinque non dispone di un equivalente”, precisa il dossier Aifa.
La mancanza di un equivalente non significa comunque automaticamente assenza di possibilità terapeutiche. In numerosi casi, infatti, il medico può disporre di un’alternativa costituita da un medicinale con un principio attivo differente ma indicato per il trattamento della stessa patologia.
Quasi 2.000 dei medicinali inseriti nell’elenco delle carenze dispongono quindi sul mercato nazionale di un equivalente oppure di un’alternativa terapeutica. Per i circa 600 medicinali rimanenti, riconducibili a circa 280 principi attivi, Aifa prevede invece la possibilità di ricorrere all’importazione dall’estero.
“Si tratta per la maggior parte di vecchi farmaci ospedalieri”, spiega l’Agenzia. Soltanto una parte molto limitata di questi medicinali viene effettivamente importata dalle strutture sanitarie, che in molti casi utilizzano prodotti più recenti.
La produzione dei principi attivi concentrata in Asia
Dietro le carenze emerge anche una trasformazione profonda dell’industria farmaceutica mondiale. Negli ultimi decenni una quota significativa della produzione dei principi attivi si è spostata al di fuori dell’Europa. Oggi Cina e India concentrano circa due terzi della capacità produttiva mondiale di principi attivi.
Una simile concentrazione rende la filiera più esposta agli effetti di problemi produttivi, tensioni geopolitiche, difficoltà logistiche e cambiamenti nelle politiche commerciali. Una criticità localizzata in uno dei principali poli produttivi può infatti ripercuotersi anche sui mercati europei e, di conseguenza, sulla disponibilità di determinati medicinali.
“Resta poi da valutare l’impatto delle recenti politiche statunitensi sul comparto farmaceutico”, osserva il dossier Aifa, richiamando anche il possibile effetto del meccanismo del Most Favored Nation.
Il possibile effetto delle politiche sui prezzi negli Stati Uniti
Il dossier prende in esame anche il Most Favored Nation, promosso dall’amministrazione statunitense. Il meccanismo punta a collegare i prezzi dei medicinali acquistati attraverso i programmi Medicare e Medicaid ai livelli praticati nei principali Paesi sviluppati.
Nel gruppo dei Paesi utilizzati come riferimento figurano Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Giappone, Danimarca, Svizzera e Italia. Secondo Aifa, l’Italia potrebbe assumere un peso particolare nel sistema di confronto dei prezzi perché presenta, per diversi medicinali, livelli inferiori rispetto ad altri Paesi del paniere.
Il possibile effetto sulla disponibilità dei medicinali riguarda soprattutto i prodotti innovativi. “Il rischio – spiega l’Agenzia – è che il meccanismo finisca per indurre le imprese a non introdurre sui mercati degli otto Paesi di riferimento i farmaci innovativi”, evitando così che prezzi più bassi in questi mercati producano conseguenze anche sul mercato statunitense.
In questo scenario, secondo l’analisi contenuta nel dossier, il sistema italiano potrebbe trovarsi davanti a ulteriori difficoltà nell’accesso ad alcuni medicinali innovativi. Si tratta di uno degli elementi che Aifa invita a monitorare all’interno di un quadro internazionale caratterizzato da una crescente interdipendenza.
Prezzi, produzione e rischio di nuove carenze
Un altro elemento riguarda la sostenibilità economica della produzione dei medicinali. Quando i prezzi e i margini di alcuni prodotti essenziali diventano troppo contenuti, le aziende possono avere meno convenienza a mantenere o ampliare la capacità produttiva.
“La pressione sui prezzi e i margini sempre più ridotti per alcuni medicinali essenziali possono infatti scoraggiare gli investimenti produttivi, ridurre il numero degli operatori presenti sul mercato e aumentare il rischio di carenze”, evidenzia Aifa.
Il tema assume particolare rilevanza anche nel contesto della revisione del prontuario. Per affrontare le situazioni considerate più delicate, l’Agenzia ricorda l’esistenza di procedure di rinegoziazione rapide e mirate, definite fast track, pensate per i medicinali esposti al rischio di carenza sul mercato italiano.
L’obiettivo è mantenere disponibili i medicinali essenziali e intervenire prima che una difficoltà nella filiera possa trasformarsi in un problema concreto per i pazienti.
Le parole del presidente di Aifa Robert Nisticò
Il presidente di Aifa Robert Nisticò sottolinea che i medicinali realmente privi di alternative rappresentano una quota molto contenuta dell’intero elenco delle carenze.
“Sono poche decine – afferma il presidente Aifa – e proprio su questi concentriamo la massima attenzione attraverso strumenti come l’importazione dall’estero, il monitoraggio delle scorte e il coordinamento costante con Regioni, aziende sanitarie e operatori della filiera”.
La presenza di circa 2.500 medicinali nell’elenco delle carenze, quindi, non indica automaticamente che altrettante terapie risultino impossibili da reperire per i pazienti italiani. La maggior parte dei prodotti dispone infatti di un equivalente o di un’alternativa terapeutica, mentre per altri l’Agenzia può ricorrere a strumenti come l’importazione dall’estero.
Questo, però, non porta Aifa a considerare irrilevante il fenomeno. “Le carenze rappresentano uno dei principali indicatori delle trasformazioni che stanno interessando l’industria farmaceutica mondiale”, sottolinea Robert Nisticò.
L’Agenzia punta quindi non soltanto a intervenire quando una carenza si manifesta, ma anche a individuare in anticipo le situazioni che potrebbero compromettere la disponibilità dei medicinali. Il monitoraggio delle scorte, il coordinamento tra gli operatori della filiera e il ricorso all’importazione rappresentano alcuni degli strumenti utilizzati per ridurre il rischio che un paziente rimanga senza una terapia indispensabile.
“Non ci limitiamo a gestire le emergenze, ma lavoriamo ogni giorno per prevenirle. Con l’obiettivo di garantire che nessun paziente venga privato di una terapia indispensabile”, conclude Nisticò.
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