L’attacco del Movimento 5 Stelle al governo Meloni travalica i confini dei saldi di bilancio e investe direttamente la tenuta delle istituzioni democratiche. Intervenendo a Milano ad un’iniziativa promossa da Rinascita, il presidente pentastellato Giuseppe Conte ha lanciato un allarme drammatico sullo stato delle garanzie costituzionali nel Paese, denunciando una strisciante svolta autoritaria portata avanti a colpi di decreti e riforme dell’assetto statale.
«La democrazia sta arrancando dappertutto, si stanno affermando le autocrazie, stanno dilagando i sistemi illiberali. Da noi non ce ne siamo accorti forse e non molti sono consapevoli, ma ormai abbiamo già uno strisciante rotolamento verso un sistema illiberale. Già adesso», ha scandito il leader del M5S dal palco.
Il “fascismo bianco” e la tenaglia sugli organi di garanzia
Per definire la strategia della maggioranza di centrodestra, Conte ha richiamato le analisi del costituzionalista Michele Ainis: «Ainis l’ha chiamato “fascismo bianco”, analizzando i comparti dove il governo è intervenuto».
Il riferimento del presidente pentastellato è alla sequenza di provvedimenti con cui la maggioranza ha progressivamente depotenziato i contropoteri e i meccanismi di controllo indipendente: dalle limitazioni ai poteri ispettivi e preventivi della Corte dei conti, fino ai decreti sicurezza pensati per reprimere il dissenso e limitare le manifestazioni di piazza. Un disegno sistematico che, secondo il M5S, punta a concentrare le decisioni cruciali nelle mani di Palazzo Chigi svuotando la funzione di controllo del Parlamento e della Magistratura contabile.
«Sul premierato ci ha salvato solo la popolarità di Mattarella»
Nel mirino di Conte c’è soprattutto il progetto della riforma costituzionale per l’elezione diretta del premier, tenuto in stand-by dal governo di fronte alle tensioni politiche e al rischio di una bocciatura popolare. Un ridimensionamento delle mire dell’esecutivo che, secondo il leader M5S, si deve unicamente alla figura del Capo dello Stato.
«Dal tentativo col premierato ci siamo salvati grazie alla grande popolarità del presidente Mattarella, che è stato uno degli elementi che ha dissuaso la maggioranza dall’andare avanti», ha rimarcato Conte. «I tanti interventi normativi fatti in vari ambiti hanno di fatto rafforzato il potere dell’esecutivo sugli organi di garanzia e di controllo. E ovviamente c’è il grande, inquietante tema della sicurezza usato come clava politica».
Un’invettiva che salda la battaglia contro la Manovra economica a una mobilitazione civile in difesa dell’architettura democratica, ponendo la tutela delle istituzioni al centro del programma del campo largo in vista delle prossime scadenze elettorali.

