martedì 27 Ottobre 2026

I tassisti scaricano Meloni: sciopero nazionale il 15 dicembre. Un incubo elettorale per la destra

La categoria storica roccaforte del centrodestra proclama il blocco totale del servizio e un maxi-corteo a Roma. In arrivo tre proteste a Milano, Napoli e Firenze. L'accusa durissima: «Totale inerzia dell'esecutivo, favoriti gli interessi delle multinazionali»

Di Redazione
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Un terremoto politico e sociale scuote le fondamenta della maggioranza e rischia di trasformarsi in un incubo elettorale a un passo dal . Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria del settore taxi, riunite d’emergenza a Firenze, hanno proclamato ufficialmente lo sciopero nazionale per l’intera giornata del 15 dicembre 2026, accompagnato da una imponente manifestazione di protesta nelle strade di .

La decisione segna una clamorosa con una delle corporazioni storicamente più vicine al centrodestra e difese a spada tratta dai partiti di governo. Prima del blocco di dicembre, i tassisti daranno vita a un vero e proprio “novembre caldo” con tre manifestazioni territoriali ad altissima tensione: l’11 novembre a Milano, il 17 novembre a Napoli e il 25 novembre a Firenze.

L’atto d’accusa contro il governo: “Vogliono la nostra morte per favorire i privati”

L’affondo dei sindacati contro e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è senza . A far scattare la mobilitazione è quella che la categoria definisce senza mezzi termini la «totale inerzia del governo» dinanzi alla crisi strutturale del settore e alle di mercato.

«Il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro», denunciano congiuntamente le sigle sindacali al termine del summit fiorentino. «Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, ed infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati. Noi a tutto questo non ci stiamo».

Il cortocircuito elettorale: la “casta delle licenze” presenta il conto a Meloni e Salvini

La rivolta dei tassisti rappresenta un potentissimo campanello d’allarme per la leadership di Palazzo Chigi. Da sempre paladini della tutela della “casta delle licenze” contro le liberalizzazioni e le grandi app dello ride-hailing come Uber, i partiti della maggioranza vedono sbriciolarsi uno dei propri bacini di più solidi ed energici.

Trovatisi stritolati tra i rincari dei carburanti, le gestionali schizzate alle stelle e il mancato pugno di ferro promesso contro l’abusivismo e la deregolamentazione selvaggia, i conducenti delle bianche hanno scelto la linea dello scontro aperto. Un corto circuito letale per l’esecutivo, costretto ora a gestire la piazza in piena campagna elettorale con l’ombra del caos nei trasporti alle porte delle festività natalizie.

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