lunedì 28 Settembre 2026

Il Pentagono chiude le porte ai giornalisti

Il Dipartimento della Difesa annuncia il trasferimento dei giornalisti in una struttura esterna. La mossa arriva dopo la sentenza che ha bocciato le restrizioni di Hegseth sulla libertà di espressione

Di Silvia Forconi
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Il Dipartimento della ha annunciato lunedì la chiusura definitiva del “Correspondents’ Corridor”, lo storico spazio all’interno del Pentagono riservato ai giornalisti  e alla sala stampa. Il portavoce Sean Parnell ha confermato che i cronisti saranno trasferiti in una struttura esterna, ancora da costruire, e che da questo momento ogni movimento all’interno dell’edificio principale dovrà essere scortato da personale autorizzato.

Forse una “vendetta”

Solo venerdì scorso un federale di Washington aveva inferto un duro colpo al Pentagono, dichiarando incostituzionali le restrizioni imposte alla stampa. Il aveva infatti stabilito che revocare l’accredito ai giornalisti colpevoli di aver chiesto informazioni “non autorizzate”, anche se non coperte dal segreto di Stato, violava apertamente il Primo della .
L’ della Difesa aveva introdotto questa direttiva a ottobre, creando un clima di forte sui media. La sentenza di venerdì aveva inoltre imposto il reintegro immediato di sette giornalisti del New York Times, ai quali era stato ritirato il pass proprio per via di questa ritenuta illegittima.

Il Pentagono come una fortezza

Al centro della tempesta c’è Pete Hegseth, il Segretario alla Difesa noto per il suo atteggiamento apertamente ostile verso i media sin dal suo insediamento lo scorso anno. Sotto la sua guida, il Pentagono ha progressivamente ridotto gli spazi di manovra dei cronisti, trasformando rendendo l’edificio sempre più chiuso.Il trasferimento dei fuori dal palazzo diventa ora un ostacolo fisico alla possibilità di intercettare fonti, verificare fatti e garantire quel controllo democratico che il Primo Emendamento dovrebbe tutelare.

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