sabato 31 Ottobre 2026
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La generazione sempre connessa ha davvero tempo per crescere?

L’esposizione sempre più precoce agli schermi riempie ogni momento della giornata e cambia sviluppo, relazioni e abitudini, mentre il vero problema riguarda ciò che il digitale sostituisce nella vita dei giovani

Di Sharon Costa
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L’infografica pubblicata da spiega in modo chiaro come bambini e ragazzi vivono oggi il rapporto con il digitale e gli schermi. I dati mostrano cambiamenti concreti nelle abitudini quotidiane, effetti sullo sviluppo e possibili strumenti educativi per affrontare meglio questa realtà.

Oggi non ha più senso chiedersi solo quanto un bambino passa davanti a uno schermo. Il digitale entra in ogni momento della giornata e accompagna quasi tutte le attività. Si inserisce nel gioco, riempie i tempi vuoti e spesso prende spazio anche nelle relazioni familiari.

I numeri aiutano a capire meglio: in Italia molti bambini iniziano a usare schermi già nei primissimi mesi di . Crescendo, questa presenza aumenta rapidamente. Più avanti, tanti bambini usano lo ogni giorno, molti ragazzi aprono profili molto presto e quasi tutti, tra gli 8 e i 16 anni, utilizzano un telefono.

La realtà è evidente: lo schermo non rappresenta più un momento preciso, ma una presenza costante che accompagna tutta la giornata.

Un’infanzia piena, ma con meno spazio per fermarsi

I bambini oggi vivono giornate sempre più piene, ma spesso manca il tempo per annoiarsi, riflettere e sviluppare autonomia. Sempre più ragazzi ricevono uno smartphone in età precoce, mentre altri lo ottengono poco dopo.

Molti giovani iniziano anche a percepire un uso eccessivo: una parte significativa riconosce di passare troppo tempo online, soprattutto durante l’adolescenza. In media, trascorrono diverse ore al giorno su Internet e molti superano facilmente questo tempo, utilizzando social e piattaforme di streaming con grande frequenza.

Il vero problema non riguarda solo il tempo, ma ciò che viene sostituito: , movimento, creatività, lettura condivisa, dialogo e momenti di calma.

Non tutti gli schermi fanno lo stesso effetto

Non tutti i contenuti digitali producono gli stessi effetti. Alcuni studi mostrano che stare troppo tempo davanti agli schermi o lasciare la televisione accesa in sottofondo può rallentare lo sviluppo del linguaggio nei bambini.

Al contrario, contenuti educativi e momenti condivisi con un adulto aiutano i bambini a crescere meglio. Anche la qualità dei contenuti fa la differenza: materiali educativi riducono i rischi, mentre contenuti non adatti possono creare difficoltà.

Non è lo schermo in sé il problema, ma il modo in cui viene usato e l’esperienza che crea.

Anche le abitudini familiari incidono molto: molti usano dispositivi durante i , negli spostamenti o prima di dormire, aumentando così il tempo totale di esposizione.

Gli effetti su mente, scuola e relazioni

I segnali non arrivano tutti insieme, ma emergono già durante la crescita. Nei bambini più grandi, un uso eccessivo dei dispositivi si collega a sonno meno regolare, difficoltà di attenzione, risultati scolastici più bassi e meno tempo con amici e famiglia.

Nei più piccoli, troppo tempo davanti agli schermi può influenzare negativamente lo sviluppo cognitivo, linguistico ed emotivo. Negli , invece, un uso intenso dei social aumenta il rischio di problemi legati alla .

Alcuni studi collegano anche l’uso frequente dei social a depressione, comportamenti difficili, autolesionismo e rendimento scolastico più basso.

Questi dati mostrano chiaramente che serve equilibrio: senza allarmismi ma anche senza sottovalutare il problema.

Capire il digitale per non lasciare soli i ragazzi

Per affrontare questa situazione non basta limitare l’uso degli schermi. Serve capire perché i ragazzi li usano e cosa cercano nel digitale. Solo così adulti ed educatori possono accompagnarli in modo efficace.

Anche il percorso universitario può avere un ruolo importante, formando professionisti capaci di leggere questi cambiamenti e intervenire nei contesti educativi e sociali.

Con più consapevolezza e con strumenti adeguati, il digitale può diventare una risorsa utile e non solo un rischio.

A cura di Sharon Costa
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